16 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Maggio 2021 alle 15:41:06

Cronaca

Vendola: «Mai fatto pressioni su Assennato»​

L’interrogatorio dell'ex Presidente della Regione Puglia


A pochi giorni dal
ritorno ufficiale sulla scena politica,
Nichi Vendola si presenta dinanzi
alla Corte d’Assise di Taranto in
una delle udienze più attese del
processo “Ambiente svenduto” per
sottoporsi al fuoco incrociato delle
domande. È un tuffo nel passato, nei
suoi dieci anni di governatore della
Puglia.

Rispondendo alle domande
del pm Remo Epifani, ripercorre
le fasi cruciali della sua attività
politica, spiega i suoi rapporti con
l’Arpa e col suo massimo esponente
Giorgio Assennato, con l’Ilva e col
responsabile alle pubbliche relazioni
del siderurgico, Girolamo Archinà.
Difende così la liceità del suo operato dalle accuse di concussione.
“Rivedendo la mia agenda del 2010
devo dire che con i tantissimi impegni di quel periodo mi era difficile
avere il tempo di delinquere”.
L’ex governatore è uno degli esponenti istituzionali di spicco buttati
nel calderone del maxi processo
sul contestato disastro ambientale con l’accusa di concussione in
concorso con Fabio Riva, Luigi
Capogrosso, Girolamo Archinà
e l’avvocato Francesco Perli.

Secondo l’accusa, avrebbe esercitato
pressioni nei confronti del direttore
dell’Arpa Giorgio Assennato, che
aveva suggerito un abbassamento
dei livelli di produzione per ridurre
le emissioni di benzopirene, minacciando di non riconfermarlo al
vertice dell’Arpa e inducendolo ad
ammorbidire il suo atteggiamento
verso l’Ilva. Intercettazioni, la relazione Arpa del 21 giugno 2010
con i dati dei campionamenti sulla
qualità dell’aria e i livelli elevati
di emissioni nocive, incontri e
rapporti, Vendola dà la sua versione dei fatti: “Sono sul banco degli
imputati per dei campionamenti
che io avevo chiesto di effettuare
per la prima volta e che agitavano
Archinà. Con lui avevo rapporti ed
ero abituato ai suoi toni catastrofici che riguardavano una ipotesi
estrema di possibile chiusura delle cokerie per i livelli elevati del benzopirene. In quel periodo i contatti
riguardavano questa questione del
benzopirene ma anche quella dei
lavoratori somministrati. Con l’ingegnere Capogrosso non ho mai
parlato. Con l’avvocato Perli avrò
scambiato al massimo dieci parole.

Era il capo dei falchi dell’Ilva – lo
definisce così- e mi sarò mostrato
comprensivo”.
L’atteggiamento particolarmente
ostile di Vendola verso Assennato,
secondo l’accusa, si sarebbe concretizzato anche nell’esclusione del
professore da un incontro con i vertici Ilva. Stando alla ricostruzione
approdata in aula, infatti, sarebbe
stato lasciato fuori dalla stanza
della riunione a fare anticamera.
Ma Vendola smentisce: “Assennato
e Arpa non sono mai stati presenti
negli incontri di quel tipo in Regione, questo per tutelare la terzietà di
Arpa ed evitare scontri. Assennato
non era fuori dietro la porta. Singolare e soprattutto difficile che qualcuno fosse dietro la porta”.

L’Arpa,
sottolinea, “per me era il Vangelo”
e “quello che diceva Assennato era
indiscutibile, verso di lui avevo un
timore reverenziale, non sono mai
riuscito a dargli del tu”.
Vendola risponde sulla famosa
conversazione con Archinà in cui
ridono: “È assurdo far credere che
potessi ridere dei morti di cancro,
ho una certa sensibilità verso questo tipo di patologie per questioni
familiari. La mia ilarità sullo scatto
felino riguardava il gesto comico
di Archinà”.
Mentre andiamo in stampa l’interrogatorio è ancora in corso.

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