26 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Febbraio 2021 alle 19:45:35

Cronaca

​I rapporti di Vendola con Archinà e Assennato​

L’interrogatorio dell’ex Governatore


Di fronte alla Corte
d’assise sotto interrogatorio, fuori
dall’aula quando incrocia la gente,
l’impressione è che Nichi Vendola
leader politico prevalga sull’imputato
Nicola Vendola. C’è chi gli stringe
la mano, chi gli chiede una foto e
chi quella foto la posta sul profilo fb
senza nascondere le sue simpatie.

La
sua immagine non ha subìto l’onta
dell’arresto come è accaduto altri personaggi politici coinvolti nel processo
Ambiente svenduto. Malgrado il ritorno sulla scena politica e l’imputazione
vicina alla prescrizione (i fatti sono
del 2010) non rinuncia a difendersi
pur sapendo che la sua presenza in
aula sarà al centro dell’attenzione
mediatica. Respinge tutte le accuse
con determinazione e pacatezza, in
alcuni momenti ricorrendo al suo eloquio poetico. Quando si sofferma più
del dovuto su aspetti politici ci pensa
il suo avvocato Vincenzo Muscatiello
a richiamarlo sui fatti contestati.

Due
le questioni cardine (come già riferito
nell’edizione di ieri): i rapporti con Girolamo Archinà addetto alle relazioni
esterne dei Riva e le presunte pressioni
sul direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato tese, secondo l’accusa,
ad ammorbidire il suo atteggiamento
verso l’Ilva dopo i dati allarmanti sulle
emissioni di benzopirene.
Interloquiva con Archinà perché
era “la parte dialogante di Ilva”. Non
smentisce i suoi buoni rapporti quando
gli fanno ascoltare Emilio Riva che
dice al pr: “Archinà, Vendola le vuole
bene”.

L’ex governatore, in aula, commenta sorridendo: “Detto da un algido
milanese…”. E aggiunge: “Con Archinà mi sono scontrato nel 2006 e nel
2010 per il licenziamento di esponenti
sindacali e di un operaio. Ma con lui si
poteva dialogare, mediava i contrasti e
per questo di lui parlavo bene ai Riva.
Una volta l’ho anche abbracciato ma
era un giorno di festa, si inaugurava un
impianto”. Però, precisa: “Non ho mai
fatto favori ai Riva”. Invece prende le distanze da diverse telefonate in cui
Archinà, parlando con i vertici Ilva,
lo chiama in causa attribuendogli
colloqui “mai avuti” e commenti
non proprio benevoli su Assennato:
“Parole mai pronunciate. Archinà millantava”. Non sembra avere simpatie
per l’avvocato Perli “il capo dei falchi
dell’Ilva” con quale “ho parlato solo
una volta mentre entrambi cercavamo
un posto sull’aereo Brindisi-Milano”.

Da alcune intercettazioni ascoltate
ieri in aula sembra che non corresse
buon sangue fra il pr e il legale dei
Riva che si occupava dei ricorsi al
Tar e dopo un’udienza diceva: ”Che
bastardi quelli dell’Arpa! Assennato
li ha istruiti proprio bene”. Frasi che
evidenziano un atteggiamento tutt’altro che arrendevole del professore
nei confronti dell’Ilva. Vendola tenta
di demolire la ricostruzione dei pm
(ieri in aula c’erano Remo Epifani e
Giovanna Cannarile) dello scontro con
Assennato fornendo una sua ricostruzione del famoso incontro del 15 luglio
2010 e sulla contestata esclusione del
dg Arpa: “Se lo avessi lasciato dietro
la porta mi avrebbe dato una sberla.
Non c’era perché l’Arpa non veniva
invitata a quel tipo di incontri.

Era in
Regione – chiarisce Vendola – ma per
una conferenza stampa con l’assessore
all’Ambiente Nicastro per le centraline
di monitoraggio che l’Ilva si impegnava a installare sul perimetro dello
stabilimento”. Nei confronti dell’Ilva
“non si è mai ammorbidito, non lo
avrebbe mai fatto, lui è uno che cambia
umore ma non rotta. L’unico cambio
poteva essere l’inasprimento”. L’ex
governatore mostra rispetto e soprattutto stima verso il professore: “Uno
scienziato di fama internazionale che
ho voluto al vertice dell’Arpa. La sua
riconferma non è mai stata in discussione”. Lo sapeva anche Archinà che
in una intercettazione smentisce un
giornalista: “Vendola lo riconferma
sicuramente”. In questo caso non
smentisce: “Sottoscrivo le dichiarazioni di Archinà in questa circostanza”.

Quando esce dall’aula, Vendola si
ferma con i giornalisti malgrado lo
stress di quasi cinque ore di interrogatorio: “Sono rimasto in silenzio per
cinque anni in cui ho subito processi
di piazza e calunnie. Ma ci si difende
nel processo e non dal processo e
oggi ho potuto raccontare la verità di
dieci anni di mandato dei quali sono
orgoglioso, in cui abbiamo chiuso
la stagione dell’omertà istituzionale
e adottato una normativa all’avanguardia sulle emissioni nocive di
diossina e benzopirene e sul danno
sanitario”. A chi vuole offrirgli un
caffè alle macchinette rifiuta con
garbo: “Grazie, ma lo prendo solo
decaffeinato dopo l’intervento al
cuore. Questa vicenda giudiziaria
l’ho vissuta con la serenità di chi ha
la coscienza a posto ed è consapevole
della sua innocenza e l’inquietudine
di chi finisce sotto processo ingiustamente”.

E con la calma dei forti
mostrata in aula.
Le questioni Arpa e il contestato pressing di Vendola su Assennato tornano
in aula lunedì con l’interrogatorio
del professore imputato di favoreggiamento per aver mentito al fine di
favorire il governatore e parte offesa
della presunta concussione. Il presidente della Corte Stefania D’Errico (a
latere Fulvia Misserini) ha convocato
l’udienza alle 9,30.

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