15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

​Stufa difettosa, salvati in extremis padre, madre e figlio undicenne

Sottoposti al trattamento di Ossigeno terapia iperbarica presso il Centro ospedaliero militare di Taranto


Una intera famiglia, padre, madre e figlio undicenne, salvati in extremis da una intossicazione a causa di una stufa difettosa.

La vicenda risale alla sera dello scorso 23 febbraio, quando il Servizio di Medicina Iperbarica del Centro Ospedaliero Militare di Taranto era stato allertato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata per effettuare un trattamento di Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) in emergenza a favore di una famiglia di Lizzano, vittima d’intossicazione acuta da monossido di carbonio, verosimilmente legata al malfunzionamento di una “stufa a pellet”.

Era stato il padre a dare l’allarme, allertando il 118 dopo aver avvertito in casa un atipico odore di combustione e dopo aver riscontrato gravi manifestazioni di malessere a carico della moglie e del figlio, con i tipici sintomi dell’avvelenamento da monossido di carbonio: cefalea, nausea e transitoria perdita di coscienza. I tre componenti il nucleo familiare sono stati prontamente soccorsi e trasferiti in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale tarantino, dove – contestualmente alle prime cure del caso – è stato attivato il collaudato protocollo che consente l’attivazione dell’impianto iperbarico del nosocomio militare e che prevede la stretta sinergia e collaborazione tra personale dell’amministrazione Difesa (medici, infermieri e subacquei militari e tecnici civili della Marina) ed anestesisti rianimatori, iperbarici, della ASL Jonica.

Dopo l’effettuazione degli esami diagnostici preliminari, i pazienti sono stati trasferiti presso l’Ospedale Militare per le tempestive cure del caso. Come previsto dal protocollo, al primo trattamento iperbarico hanno poi fatto seguito ulteriori sedute di terapia iperbarica, eseguite in più giorni, allo scopo non solo di evitare i rischi immediati derivanti dall’avvelenamento, ma anche il pericolo di conseguenze neurologiche a distanza (la cosiddetta sindrome post-intervallare).

Il Centro Ospedaliero Militare di Taranto, col suo impianto iperbarico, unico attivo nella provincia e tra i pochissimi presenti nella regione, assicura, attraverso un servizio di reperibilità attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, il trattamento in emergenza – urgenza di casi critici, provenienti non solo dall’area jonica ma anche da altre province limitrofe e, nello specifico, la gestione di casi d’intossicazione acuta da monossido di carbonio, patologia potenzialmente letale, tipica soprattutto della stagione fredda. Il protocollo di attivazione dell’impianto iperbarico dell’Ospedale Militare, che vede impegnati specialisti militari e civili, rappresenta un modello virtuoso d’interazione tra amministrazioni dello Stato, nell’ottica – promossa in maniera crescente negli ultimi anni dalla Marina Militare – d’impiego complementare delle proprie risorse, anche a favore e a diretta tutela del cittadino e della sua salute.

Dal 2003 la Marina Militare è in prima linea nella gestione delle emergenze iperbariche territoriali al fianco dell’Azienda Sanitaria Locale, e dal 2012 a oggi sono stati 29 i pazienti (per un totale di 106 sedute) trattati, nello specifico, per avvelenamento da monossido di carbonio, dal Centro Ospedaliero Militare di Taranto.

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