Cronaca

Parco ​Cimino, assoluzione piena per Licciardello​

Per altri è subentrata la prescrizione


Erano scattati arresti
e sequestri che produssero un vero
e proprio terremoto politico e amministrativo.
Dopo quasi quindici anni la vicenda
processuale penale del Parco Cimino si chiude in modo piuttosto
diverso da come era cominciata: in
parte con la prescrizione, in parte
con assoluzioni piene.

Per il resto,
condanne confermate con la rideterminazione della pena.
In sede di Appello, infatti, dopo
molte ore di Camera di Consiglio,
la Corte d’Appello, presieduta dal
dottor Antonio Del Coco, relatore
il dottor Cavallone, ha pronunciato
la sentenza nel processo di secondo
grado legato all’affidamento e alla
gestione del Parco Cimino, nonché
di altre strutture comunali.
Una vicenda complessa che, appunto, comportò il sequestro del parco,
l’emissione di ordinanze cautelari
a carico di alcuni dipendenti, il
sequestro dei beni agli indagati. Per
alcuni dipendenti comunali scattò
anche l’ipotesi del reato associativo.
Come detto la prescrizione ha cancellato la maggior parte dei capi
d’accusa.

La Procura Generale,
rappresentata dal dottor Lupo, ha
presentato le proprie conclusioni
chiedendo conferme e lievi modifiche della sentenza di primo
grado. La Corte, salvo le ulteriori
prescrizioni intervenute e lievi
modifiche per alcuni imputati, ha
sostanzialmente confermato le condanne di primo grado per quasi tutti
gli imputati, con la sola eccezione
dell’ex capo di gabinetto Giuseppe
Licciardello, difeso dall’avvocato
Antonio Altamura, e della funzionaria Fernanda Prenna, difesa
dall’avvocato Francesco Nevoli, che
avevano chiesto di essere assolti nel
merito, superando l’estinzione dei
reati contestati per la prescrizione
nel frattempo intervenuta. Per loro,
le rispettive difese sono state in grado di fornire, così come vuole
il codice, la prova positiva ed evidente della innocenza dei rispettivi
assistiti. Per loro assoluzione ampia,
quindi.

In primo grado il Tribunale
aveva assolto Licciardello dal solo
reato di furto dell’acqua e della
luce erogata nel Parco Cimino,
con la formula “perché il fatto non
sussiste”, anche qui superando la
prescrizione intervenuta.
Da notare che non tutti gli originari imputati hanno fatto ricorso in
Appello ritenendo soddisfacente,
rispetto alla rispettiva condizione
processuale, la dichiarata intervenuta prescrizione – per l’appunto
in primo grado – dei reati a loro
ascritti.
In virtù della prescrizione sono
state rideterminate le pene inflitte
in primo grado a Olimpia Ladiana,
Loredana Ladiana, Luigi Lubelli,
Carlo Patella. Il Comune, costituitosi parte civile, era rappresentato
dagli avvocati Pasquale Annicchiarico e Daniele Convertino. Nel
collegio di difesa anche gli avvocati
Enrico De Francesco, Giuseppe
Lecce, Pasquale Lisco, Gaetano Vitale. Gli avvocati Fabrizio Lamanna
e Fabio Alabrese per le parti civili.
Ovviamente dopo il deposito della
sentenza di appello chi avrà interesse e ragione potrà proporre ricorso
alla Corte di Cassazione.

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