Cronaca

​Giorgio Assennato: «Non ho subito pressioni da Vendola​»

​Nell’udienza è stato ascoltato l’ex direttore generale dell’Arpa​


“Tanti contrasti con
la politica in dieci anni da direttore generale dell’Arpa ma nessuna
pressione indebita da parte di Vendola”. È stata questa, in sintesi, la
difesa di Giorgio Assennato dinanzi alla Corte d’assise di Taranto nel
processo Ambiente svenduto. Imputato di favoreggiamento nei confronti dell’ex governatore, secondo
l’accusa, il professore, interrogato
dalla Guardia di finanza nel 2012,
avrebbe negato alcune circostanze
in cui si sarebbe consumata ai suoi
danni la concussione addebitata
a Nichi Vendola. Tutto ciò per
favorire l’Ilva le cui emissioni di
benzopirene, stando ai dati Arpa,
avevano superato i limiti consentiti.

“Forse ero io che esercitavo una
pressione sulla Regione, organo
deputato a prendere le decisioni,
perché adottasse tempestivamente
il piano di risanamento. Chiedevo
che Regione e Arpa avessero una
linea comune in quanto non erano
allineate. Ma non era la prima volta
che accadeva e non solo sulle problematiche dell’Ilva”. Ha dichiarato
il professore rispondendo alle domande del pm Remo Epifani.

Assennato ha smentito le azioni concussive contestate dall’accusa all’ex governatore ricostruendo gli avvenimenti del 15 luglio
2010 e spiegando che la sua
irritazione era dovuta all’esclusione “da una conferenza stampa
dell’assessore all’ambiente Nicastro” e non dal famoso incontro con Fabio Riva negli uffici
del presidente Vendola. Quel
giorno, per l’accusa, Assennato
sarebbe stato redarguito dal
dirigente Antonello Antonicelli
su mandato di Vendola, perché
non utilizzasse i dati sull’inquinamento dell’Ilva. L’ex direttore
Arpa, sul punto, ha ribattuto:
“Non era Vendola il mio interlocutore ma Nicastro, poiché
l’Arpa dipendeva direttamente
dall’Assessorato all’Ambiente”.
Invece, ha confermato i suoi
contrasti con Archinà emersi da
alcune intercettazioni.

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