06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

​Appalti, l’allarme della Cgil​

Parla D'Arcangelo, uno degli estensori della bozza di protocollo sui “bacini di crisi e clausola sociale”


«4 milioni di euro di
massa salari e 70mila ore di lavoro
persi in questi anni sono il quadro di
una crisi che non è solo di sistema,
ma anche di scarsa lungimiranza
rispetto alle politiche del lavoro e
dell’impresa che in alcuni casi hanno
contraddistinto l’era del massimo
ribasso di questi anni. Per questo i
dati riassunti dalla Cassa Edile di
Taranto, il grido di allarme lanciato
dalle imprese iscritte a Ance e quello
dei lavoratori del settore che il prossimo 15 marzo sciopereranno a Roma,
vanno raccolti come un guanto di
sfida rispetto alle istituzioni che su
questo tema molto potrebbero fare
determinando regole e argini al cannibalizzante mondo degli appalti».

La presa di posizione è del componente della segreteria della Cgil
Taranto, Giovanni D’Arcangelo, uno
degli estensori della bozza di protocollo sui “bacini di crisi e clausola
sociale”, che Cgil, Cisl e Uil stilarono
insieme a Confindustria Taranto, e
che avrebbe dovuto consentire di redigere una “magna carta di garanzie”
all’interno degli investimenti previsti
dal Cis (Contratto Istituzionale di
Sviluppo per Taranto – ndr).
«La struttura di missione a cui presentammo quella bozza di accordo
che prevedeva vincoli di “territorialità” per i lavoratori del bacino
di crisi di Taranto, ci freddò con il
“libera tutti” che arrivò all’indomani dell’insediamento di questo
Governo – spiega D’Arcangelo – E’
da allora (parliamo di un anno fa,
ndr) che attendiamo di sapere quali
risorse, quali garanzie e quali impegni potranno ritenersi confermati o
no.

Un vuoto informativo che non
si è sanato neanche dopo la lettera
ufficiale con all’oggetto la “richiesta
di riattivazione dell’unità di missione
del Cis Taranto” che Cgil, Cisl, Uil e
Confindustria, inviarono ad ottobre
dello scorso anno al premier Conte,
al Ministro del Lavoro, Di Maio e al
Ministro per la coesione territoriale,
Lezzi. Il tema degli appalti e della deprecabile consuetudine del massimo
ribasso sono questioni scottanti che
continuano a incidere in particolar
modo sui lavoratori – dichiara l’esponente della Cgil ionica – gli stessi che
nei passaggi di appalto spesso sono
costretti a firmare contratti che di
fatto formalizzano una condizione di
instabilità all’infinito, con accordi di
prossimità che non lasciano neanche
intravedere barlumi di stabilizzazioni e fondati su una forza lavoro
interamente precarizzata».
L’appalto edile ma non solo.

«Condividiamo con Ance la preoccupazione
relativa ad una riforma sostanziale
delle norme ma rilanciamo con un
impegno che dovrebbe riguardare
tutti i settori – continua D’Arcangelo – perché il ribasso temerario che
taglia sulla sicurezza, sui costi del
lavoro e sulla qualità della proposta
tecnica, professionale o dei materiali, è un male che corrode anche il
settore della cultura, delle pulizie, o
della formazione, dove il “massimo
ribasso” spesso è camuffato da fantomatiche offerte migliorative sul
piano dell’innovazione tecnologica.
Nella piattaforma sugli appalti dei
sindacati confederali chiediamo
di mettere in moto una squadra di
acchiappa fantasmi perché solo con
una gestione condivisa della fase
preliminare degli appalti (indicazioni
dei contratti, valutazioni qualitative,
regole trasparenti sull’individuazione dei punteggi, ndr) può garantire
lavoro e imprese sane».

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