Cronaca

​Truffa e falso, nei guai gli ausiliari del traffico​

Avviso di conclusione delle indagini per quarantadue persone


Potrebbe arrivare a breve la richiesta di rinvio a giudizio nell’inchiesta su una presunta truffa ai danni
dell’Amat da parte di numerosi ausiliari del traffico. Sono
quarantadue gli indagati.

Nelle settimane scorse sono stati
notificati gli avvisi di conclusione delle indagini firmati dal
sostituto procuratore Giorgia Villa.
Dal momento della notifica gli indagati hanno venti giorni
di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare
una memoria difensiva.
Tra gli indagati tre addetti al controllo dell’attività degli
ausiliari i quali secondo l’accusa “si sarebbero procurati in
qualità di coordinatori della sosta, nella zona di volta in volta assegnata in base ai turni di servizio, e alla conseguente
redazione del rapporto giornaliero contenente le annotazioni,
firmate dagli ausiliari controllati, degli orari e del luogo
di esecuzione del controllo, con artifizi e raggiri consistiti
nell’allontanarsi dalla zona loro assegnata e comunque nello
svolgere attività personali e incompatibili con il servizio,
durante l’orario di lavoro, nonostante a seguito di timbratura
di cartellino risultassero regolarmente in servizio, attestando falsamente la propria presenza durante l’intero orario
lavorativo inducendo in errore l’Amat in ordine al corretto
adempimento del proprio servizio e all’effettiva prestazione
dell’attività lavorativa, un ingiusto profitto costituito dalla
corresponsione della retribuzione, anche in relazione al
tempo in cui si sono assentati fraudolentemente dal luogo
di lavoro”.

Nei guai anche numerosi ausiliari della sosta i quali devono
rispondere di falso ideologico in atto pubblico in concorso
anche con i coordinatori in quanto secondo l’accusa “avrebbero attestato falsamente nel rapporto giornaliero delle
attività l’effettuazione di controlli in realtà mai avvenuti
poichè riportanti orari e luoghi nei quali il coordinatore si
erea ssentato fraudolentemente dal servizio”.
Ora c’è attesa per la richista di un eventuale processo che
potrebbe essere richiesto dalla pubblica accusa.

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