14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

Cronaca

​L’arcivescovo Santoro: «Legittime le paure della nostra gente»​

Il messaggio di riflessione del presule per questo “tempo forte” che la Chiesa vive in preparazione alla Pasqua del Signore​


«In questi giorni ancora una volta si intensificano le legittime paure della nostra gente circa la situazione ambientale unita alle molteplici
emergenze sociali che non possono non
essere al centro delle nostre preghiere e
delle nostre azioni».

Nel primo venerdì di quaresima, l’arcivescovo di Taranto mons. Filippo
Santoro, ha inviato all’intera comunità
diocesana un messaggio di riflessione
per questo “tempo forte” che la Chiesa
vive in preparazione alla Pasqua del
Signore.

«Quante volte il popolo di Israele peregrinante, e a volte convinto di essere
errante e perso nel deserto, avrà scosso
la testa, disilluso, stanco e pentito di
essere uscito dietro quella destinazione
della “terra promessa”.
Anche noi – spiega l’arcivescovo – proviamo grande amarezza quando sentiamo parlare di “promesse”, perché i
processi sono tutti così lenti e farraginosi. Cosa possiamo dare in questa
Quaresima alla città? Perché la Quaresima non è il tempo della mestizia e
della rassegnazione, ma il tempo della
fatica gioiosa di scavare le fondamenta
alla speranza».

«Nel dedalo intricato di azioni governative, politiche industriali, emergenze
sanitarie, drammi sociali come la Chiesa
getta le fondamenta della speranza?
Noi dobbiamo continuare a tenere viva la lampada della fede che illumini la
coscienza di ognuno per lavorare dal
di dentro. Qual è il ruolo della Chiesa?
Perseverare nell’insegnare a divenire
figli di Dio».
«Ci viene incontro con luce chiara il magistero di Papa Francesco nella Laudato
Si’ – sottolinea mons. Filippo Santoro –
Ancora una volta dobbiamo guardare a
quella dimensione ecologica che abbraccia tutti gli ambiti della vita, è quella che
egli definisce “ecologia integrale”. Tutto
è connesso, ed è probabile che i tarantini
conoscano bene questo concetto, anche
se occorre trasformare la percezione
negativa in processo virtuoso e positivo.
Quando infatti si parla di “ambiente”, ci
dice papa Francesco, si fa riferimento
anche alla relazione tra la natura e la società che la abita.

“Questo ci impedisce
di considerare la natura come qualcosa
di separato da noi o come una mera
cornice della nostra vita. Siamo parte di
essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni
per le quali un luogo viene inquinato
richiedono un’analisi del funzionamento
della società, della sua economia, del
suo comportamento, dei suoi modi di
comprendere la realtà. Non ci sono due
crisi separate, una ambientale e un’altra
sociale, e noi lo sappiamo bene ma una
sola e complessa crisi socio-ambientale.
Con lo stesso spirito l’ecologia integrale
ci chiede di combattere la povertà, per
restituire la dignità agli esclusi e nello
stesso tempo per prendersi cura della natura” (LS 139). Secondo Papa Francesco,
bisogna, inoltre – afferma l’arcivescovo
di Taranto – integrare la storia, la cultura
e salvaguardandone l’identità originale.
“Perciò l’ecologia richiede anche la cura
delle ricchezze culturali dell’umanità
nel loro significato più ampio. In modo
più diretto, chiede di prestare attenzione
alle culture locali nel momento in cui
si analizzano questioni legate all’ambiente, facendo dialogare il linguaggio
tecnico-scientifico con il linguaggio
popolare. È la cultura non solo intesa
come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico
e partecipativo» (LS 143).

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