13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 08:42:20

Cronaca

​Anmic: disabili beffati. Le nostre pensioni non avranno aumenti​

L’associazione nazionale mutilati ed invalidi civili


Delusione per gli invalidi civili: le pensioni
d’invalidità non aumenteranno.
L’introduzione del reddito di cittadinanza non migliorerà la
condizione dei disabili la cui pensione rimarrà ferma a 285
euro al mese.

E’ quanto dichiara il presidente provinciale
dell’Anmic, l’associazione nazionale mutilati e invalidi civili
di Taranto, Marilena Peluso che invita tutti i disabili a una
mobilitazione generale indetta dalla sede nazionale per far
valere i propri diritti.
Dopo mesi di ripetute promesse sul nuovo reddito di cittadinanza, il provvedimento che avrebbe “ automaticamente”
innalzato le misere pensioni di invalidità ancora ferme a 285
euro al mese, prevale ancora oggi tra i disabili la delusione
e lo sconcerto. Ovvero in questa nuova “guerra fra poveri”
innescata da tale misura, il mondo della disabilità viene
danneggiato.

Sarebbe stato più semplice ed equo garantire a tutti un semplice aumento seppure minimo dell’importo, mantenendo
così fede alle promesse elettorali.
Il presidente nazionale dell’Anmic, Nazaro Pagano, nei giorni
scorsi aveva fatto pervenire al governo una serie di richieste concrete per migliorare il testo della bozza di
decreto.
In particolare era stata chiesta l’eliminazione, dal
concetto di reddito famigliare, delle prestazioni
economiche (assegno mensile e pensione di inabilità) in godimento degli invalidi civili perchè
ciò comporta automaticamente l’esclusione della
famiglia all’accesso al reddito di cittadinanza. Era
stata anche prospettata la possibilità di considerare
i soggetti disabili, percettori di prestazioni assistenziali, nucleo autonomo rispetto alla famiglia
anagrafica.
Infine era stata indicata per i disabili maggiorenni,
non obbligati alla stipula dei patti per il lavoro,
l’opportunità di essere inseriti a domanda in un
elenco apposito dal quale essere chiamati per
l’avvio al lavoro secondo la legge 68/99.Invece
il decreto appena approvato non ha tenuto conto
degli emendamenti proposti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche