Cronaca

​La seduzione del male: Mi faccio perché mi piace​

I prezzi sempre più bassi: per una fumata di eroina bastano 2 euro


«Ho iniziato a fumare da ragazzino… qui lo fanno tutti. Anche perché che deve fare un ragazzo a Taranto? Non c’è niente. Non sai che fare e allora vai in pineta o a casa di qualcuno e fumi per ore. Io mi sono fatto anche 10-15 canne al giorno… Non ne gira di buona, a Taranto neanche questa è di qualità».

A Taranto – ma questa città non è un’eccezione – ci si droga anche per noia. Questa testimonianza è una delle tante raccolte da Anna Paola Lacatena, dirigente sociologa presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche della Asl. Esperienze che Anna Paola ha riportato nel volume “Il rischio del piacere” (Carocci editore). Un lavoro molto documentato sull’uso delle sostanze psicotrope e sulle patologie che ne derivano. Un libro che, per il suo valore di documentazione e di ricerca si è guadagnato anche la segnalazione di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera.

Il punto di partenza è, appunto, il piacere. Spiega Ann a Paola: «Tutte le droghe fanno male, ma tutte le droghe danno piacere. Se una persona è onesta, alla domanda “perché ti droghi?” risponde: perché mi piace. Chi non fa uso di droga non può capire cosa sia questo piacere. Ma nel tempo questo piacere si affievolisce, subentra l’assuefazione e resta solo il ricordo del piacere». «Anche il rito – racconta un altro testimone nel libro – ti dà piacere. Anche solo a “preparare” ti viene l’emozione, come un innamoramento. Mentre sciogli l’eroina senti le farfalle nello stomaco, ti sale il battito, ti viene da andare in bagno». Oltre il piacere, però, si nasconde il rischio. Come è spiegato in un illuminante passaggio del volume: “Oltre il limite del possibile, finalmente il tutto è percepito come permesso e possibile. Peccato che il “posso tutto” in psichiatria corrisponda alla psicosi”.

Supermarket.
Oggi il mercato della droga somiglia ad un grande supermarket. Si consumano più sostanze, è più facile reperire le droghe, c’è una vasta varietà di scelta, i prezzi si sono abbassati. E, soprattutto, si crede di poter governare effetti e rischi delle sostanze. Con tutte le cautele per la generalizzazione, per un grammo di cocaina (secondo una tabella riportata nel libro) ci vogliono 50 euro; una pasticca di Md viene a costare tra i 15 e i 25 euro; una di crystal meth: 20 euro; per una pasticca di Lsd bastano 10-20 euro; per una di ecstasy: 10-15 euro; 10 euro sono sufficienti anche per tre spinelli; poco di più, tra i 10 e i 15 euro, servono per una dose di eorina da iniettare in vena; spiccioli per due-tre tiri di eroina fumata: 2-5 euro. Alla grande varietà di prodotti corrisponde una altrettanta diversificazione di chi ne fa uso.

Non tutti gli utilizzatori sono uguali. Spiega Anna Paola Lacatena: «Bisogna distinguere: il consumatore è colui che ha la capacità di decidere quando drogarsi; poi c’è un secondo livello: l’uso problematico, cioè quando si comincia a perdere il controllo. Infine, c’è la dipendenza patologica: non controlli più niente. Questa è una malattia del cervello, non della mente. La tossicodipendenza è una malattia e serve una diagnosi medica per accertarla. Poi bisogna precisare che chi fa uso di sostanze non necessariamente diventa dipendente».

Droga democratica.
La domanda di fondo non può avere una risposta univoca: perchè ci si droga? «Di certo tossicodipendenti non si nasce, esiste una componente neurologica individuale, c’è un vissuto che appartiene a piaceri. Deficit affettivo? Sì, ma, ripeto, i percorsi che conducono all’uso di droghe sono individuali, non si può generalizzare ». E poi l’uso di droga è in qualche modo democratico: «Non dipende dal ceto sociale. L’uso è assolutamente trasversale, anche per le fasce d’età. Ci sono persone che hanno cominciato a drogarsi anche dopo i cinquant’anni. Esiste, in tutto ciò, una componente umana, individuale, molto forte. Certo, i più deboli, i più esposti al rischio, sono i ragazzi».

Leggera ma non troppo.
«La cannabis viene definità così, ”leggera”, ma è comunque una sostanza psicoattiva che altera il sistema nervoso». Soprattutto per la qualità della roba che si fuma oggi. «Il principio attivo thc (tetraidrocannabinolo, ndr) – spiega la dirigente del Ddp – oggi arriva ad essere presente in una percentuale anche del 25%. Negli anni ‘60-’70 non superava il 6-7%. La criminalità ha un obiettivo: fidelizzare il cliente e lo fa attraverso diverse strategie: aumentare la percentuale di principio attivo e quindi potenziare gli effetti della sostanza, aumentare la produzione e quindi abbassare i prezzi, moltiplicare le varietà. Oggi la cannabis è lavorata con altre sostanze che creano dipendenza, come metadone e anfetamine. Chi fa uso di cannabis viene colpito da crisi d’ansia, attacchi di panico: effetti che normalmente la cannabis in sé non produce. Non dimentichiamo un altro aspetto: la droga viene venduta a peso, quindi chi la vende ha tutto l’interesse a renderla più pesante. Come? “Arricchendola” con polvere di vetro, metalli, prodotti chimici. Credi di fumare la cannabis, ma in realtà non sai davvero cosa stai fumando».

Legalizzatela.
La invocava anche una vecchia canzone di Eugenio Finardi: la legalizzazione. «Servirebbe a garantire la qualità del prodotto e, solo in parte, a togliere il commercio dalle mani della criminalità. Solo in parte perché i minori, non potendo ovviamente acquistare la droga legalizzata, si rivolgerebbero comunque al mercato nero». Sembra una lotta impari. «La lotta alla droga si fonda su quattro pilastri fondamentali: la lotta al narcotraffico, la riduzione del danno, la cura e la riabilitazione, la prevenzione. In Svizzera, ad esempio, stanno sperimentando le cosiddette stanze dell’uso proprio per limitare i danni sanitari: sostanze di qualità, siringhe pulite e colloqui con gli operatori. In Italia, proprio nel quartiere San Lorenzo di Roma, diventato tristemente noto per il caso della povera Desirè, c’erano tre progetti di riduzione del danno, ai quali l’amministrazione Alemanno non ha dato seguito. La prevenzione? Si comincia da bambini, insegnando uno stile di vita sano nell’ambito di un progetto complessivo di salute».

La banalità del male.
Si esce dalla tossicodipendenza? «Sì, e le strade possono essere diverse: dai gruppi di mutuo aiuto ai SerD. Nelle comunità la percentuale di recupero è piuttosto bassa. A volte, tuttavia, può essere anche un evento emozionale a farti cambiare strada». I figli dei fiori avevano introdotto un uso ideologico della droga. Era un modo per trasgredire. Oggi, invece, si cerca la prestazione. Il ricorso al cosiddetto chemsex, e all’uso di una droga prestazionale come la cocaina, ne sono un esempio. Ma questa è trasgressione? «Oggi chi fa uso di sostanze è perfettamente integrato nei meccanismi della società dei consumi: il consumatore è pienamente dentro una dinamica imposta dai modelli di consumo, altro che trasgressione. Oggi la trasgressione vera è bere un bicchiere d’acqua tonica».

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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