14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 14:54:24

Cronaca

​Dossier sul futuro della Pubblica Amministrazione​

Il saggio presentato da Sergio Talamo, giornalista e docente


Digitalizzazione e comunicazione social sono gli strumenti ideali per rafforzare la Pubblica amministrazione e uscire dal
tunnel della “trasparenza senza cittadini”.

Il saggio dossier scritto
da Sergio Talamo, giornalista e docente, direttore comunicazione e
trasparenza di Formez PA, dal titolo “Trasparenza totale, partenza
lenta ma grandi orizzonti”, pubblicato dalle edizioni Sole 24 Ore,
lancia una nuova idea di PA annunciando importanti modifiche sul
controllo dei servizi pubblici e sulla partecipazione dei cittadini,
parlando anche di una riforma della comunicazione pubblica e di
un massiccio investimento nelle nuove professioni dei social e del
digitale.
“A più di due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo
97/2016 – sostiene Talamo – il cambiamento è rimasto sulla carta
e ha trovato scarsa applicazione nella vita quotidiana. In un’intervista pubblicata insieme al dossier, il ministro per la Pubblica
amministrazione, Giulia Bongiorno, definisce infatti il Foia italiano
(Freedom of informaction act) ‘una bellissima idea’, visto che si
tratta di una normativa che adegua l’Italia ai paesi anglosassoni e
permette a ogni cittadino di chiedere alle amministrazioni, senza
dover dare spiegazioni, ‘qualsiasi atto o documento’, salvo eccezioni
catalogate, e che gli dà anche il diritto di ricevere la risposta entro
30 giorni, con il dovere della PA di motivare un eventuale rigetto.

Ma il ministro aggiunge che ‘una legge che vuole avvicinare il
cittadino alla PA e che però non è conosciuta non ha raggiunto il
suo scopo’”.
Quindi, afferma l’autore, “finora alla macchina della trasparenza
sono mancati due elementi fondamentali: la direzione di marcia e
il carburante. Dalla direzione di marcia, con l’eventuale richiesta
di un cittadino di questo o di quel documento, dipende il controllo
della qualità dei servizi. Se, ad esempio, voglio sapere perché mio
figlio non è entrato in una graduatoria per gli asili nido, oggi posso
pretendere i documenti che mi spiegano quali sono stati i criteri e
se vi sono altre possibilità. La trasparenza è quindi una formidabile possibilità di conoscere le attività pubbliche, partecipare alla
loro attuazione e intervenire con proposte migliorative.

Del resto,
la stessa Autorità nazionale anticorruzione ha stabilito che il Foia
punta in primo luogo alla partecipazione civica, e solo in secondo
a prevenire le illegalità”.
Ma oltre alla direzione di marcia, occorre il “carburante”della
comunicazione.
“La trasparenza – spiega ancora Talamo – per essere ‘vissuta’ dai
cittadini come un’opportunità concreta e praticabile, deve uscire
dall’anticamera della burocrazia adempitiva, che insegue solo la
correttezza formale: dati sul sito, piani entro il 31 gennaio, uffici
e caselle negli organigrammi. La legge non è ancora abbastanza
conosciuta dai cittadini né assimilata dalle amministrazioni anche
perché le funzioni comunicative sono oggi la cenerentola dell’azione
pubblica.

Non a caso, il ministro Bongiorno vuole rilanciarle mettendo mano alla vetusta legge 150/2000, nata quando ancora il web
era agli albori e fondata su una separazione ormai obsoleta fra le
professionalità dei giornalisti e dei comunicatori. E molto possono
fare i social media. Adesso le pubbliche amministrazioni sono quasi tutte sui social e il più
delle volte vi fanno un ottimo lavoro. Bene, con
i social si può spesso ottenere un’informazione
o un documento in modo molto più diretto che
con le procedure del Foia, e persino in tempo
reale. È una novità che può davvero rendere la
trasparenza un’abitudine, una mentalità. Non
a caso, su impulso dell’Associazione PA Social il prossimo 20 marzo a Roma, nella sede
dell’Agcom, parte la campagna per la ‘legge
151’, cioè una nuova organizzazione della comunicazione al cittadino.

Del resto, più si
danno al cittadino dei diritti, più c’è bisogno
di professionisti che sappiano coinvolgerli,
rilevarne il gradimento e anche assisterli nella
concreta gestione di questi diritti”.
Nel dossier, suddiviso in otto parti, vengono
inoltre esaminate le sentenze del Tar, il nodo
delle competenze e delle figure professionali
emergenti e, in appendice, i “casi” di Roma,
Milano e Napoli. Un quadro aggiornato sulle
realtà italiane più significative per comprendere e pianificare meglio il da farsi.

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