13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 06:53:50

Cronaca

​Un patto sociale per Taranto​

​Tensione sempre alta, ora anche attacchi da istituzioni a istituzioni. Visita di Mittal allo stabilimento siderurgico​


La Regione contesta il Prefetto, un
comitato di genitori contesta il Procuratore della Repubblica.

I toni sulla questione ambientale si stanno
facendo pericolosamente più aspri.
Continuando di questo passo c’è il rischio di produrre
una destabilizzazione istituzionale dagli effetti imprevedibili.
Il paradosso è che ciò sta accadendo proprio quando
si era tracciata una strada per giungere ad un punto di
equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro.

Un
percorso che non piacerà a tutti ma che, allo stato, resta
l’unico compromesso possibile in attesa che Taranto
riesca a costruirsi una prospettiva di sviluppo che non
la faccia dipendere quasi unicamente dall’industria
dell’acciaio.
I toni dicevamo. Sono quelli che eccitano la piazza e
allontanano da ogni ragionevole soluzione. Soffiare
sul fuoco della protesta e aizzare gli animi ora contro
questo nemico ora contro quest’altro è un gioco che
rischia di sfuggire di mano.
Chi occupa ruoli istituzionali deve ricondursi ad
atteggiamenti responsabili. Taranto non può, per
l’ennesima volta, essere ridotta a carne da macello
per finalità politico-elettorali. L’esperienza del M5S
dovrebbe aver insegnato qualcosa.

Agitare la piazza
è un’arma a doppio taglio. Il passo tra ghigliottinare
(politicamente parlando) ed essere ghigliottinati è molto breve. D’altro canto proprio l’esperienza tarantina
insegna che consegnarsi agli apprendisti stregoni non
serve, è una suggestiva illusione che si trasforma in
bruciante delusione.
Un appello va fatto agli ambientalisti, quelli animati da
sincero spirito democratico, quelli che credono ancora
nella forza del dialogo e del confronto. La battaglia per
avere una città sana non può essere dissociata dalla ricerca di elementi di comunione. Al contrario, produrre
ulteriori elementi di lacerazione in un tessuto sociale
già profondamente dilaniato è deleterio per tutti. Anche
per gli stessi ambientalisti, che finora hanno raccolto
molto poco sia dal punto di vista degli obiettivi che si
sono posti sia dal punto di vista del consenso politico.

Per questo vale per tutti un invito alla ragionevolezza.
Le posizioni estreme non portano a soluzioni concrete.
Fanno clamore, sì, ma sono condannate a confinarsi
nell’alveo di una protesta del tutto velleitaria e priva
di costrutto.
Il vertice convocato dal Prefetto e quello voluto dal
Procuratore della Repubblica in fondo rispondono
ad una stessa esigenza: mettere intorno a un tavolo
tutte le parti in causa, fare chiarezza una volta per
tutte, costringere ciascuno alle proprie responsabilità,
monitorare passo passo il percorso per il risanamento
ambientale. Dal confronto serrato ma leale e dalla
volontà di dare vita ad un percorso costruttivo si può
ripartire per sottoscrivere un patto sociale per Taranto.
Un patto di pacificazione. Ne abbiamo bisogno.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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