Cronaca

​«Così sta morendo l’area del Galeso»​

La denuncia di Legambiente. «è una discarica»


«Un anno fa avevamo
denunciato pubblicamente, con un
nostro comunicato ed un vasto corredo fotografico riportati da diversi
organi di informazione, lo stato di
degrado in cui versavano le aree limitrofe alle sorgenti ed alla foce del
Galeso, segnalando la presenza -accanto a rifiuti di ogni sorta- anche di
manufatti in eternit e di apparecchiature elettriche ed elettroniche, per i
quali avevamo effettuato specifica
segnalazione alla polizia municipale
ed all’assessorato all’ambiente del
Comune di Taranto. Siamo tornati,
dopo un anno, sugli stessi luoghi,
dove, nel primo giorno di primavera,
accanto ad angoli idilliaci, di una
struggente bellezza, irrompono autentici paesaggi infernali, una sorta
di bolgia dantesca».

La denuncia è firmata da Legambiente.

L’associazione ambientalista
spiega come è ridotto, oggi, uno degli
angoli potenzialmente più belli del
Tarantino: «Le strade di accesso
alle aree delle sorgenti e della foce
infatti sono una ininterrotta discarica
a cielo aperto di ogni sorta di rifiuti
(materiali edili, calcinacci, sanitari,
mobili, elettrodomestici, bottiglie,
residui organici, plastica, vetri) che
prorompono dalla vegetazione e la
sovrastano. Tra essi risalta la presenza di rifiuti pericolosi, in amianto, e
di RAAE, con il loro possibile carico
di sostanze nocive per l’ambiente e
la salute, come i metalli pesanti. Le
foto che abbiamo scattato oggi parlano da sole. Di degrado, di illegalità,
di incuria».

Continua Legambiente:
«Con stupore abbiamo riconosciuto tra queste montagne di rifiuti i
manufatti in eternit e i RAAE che
avevamo denunciato un anno fa.
Con incredulità abbiamo visto sul
sito del Commissario alle bonifiche
di Taranto, nel Dossier fotografico
relativo a “Marzo 2016 – Bonifica
e riqualificazione ambientale delle
sponde e delle aree contermini il Mar
Piccolo, Campagna di sopralluoghi
per l’individuazione, censimento e
mappatura dei rifiuti presenti sulle
sponde del Mar Piccolo e delle aree
contigue”, una foto che ritrae il sottopasso posto sotto la superstrada che
scavalca il Galeso che risultava – già
allora- ingombro di rifiuti. Oggi lo
è a tal punto da lasciare percorribile
in auto a malapena uno stretto corridoio centrale. Avevamo chiesto, un
anno fa, un intervento straordinario
di radicale pulizia dell’intera area,
per asportare tutti i cumuli di rifiuti
che ne distruggono la bellezza e restituirla alla piena fruibilità da parte
dei tarantini.

Avevamo chiesto, un
anno fa, che tutti gli enti e i soggetti
interessati, dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Commissario
straordinario per le bonifiche, assumessero la rinascita del Galeso e del
territorio che lo circonda come una
priorità della propria azione portando a termine i progetti esistenti ed
assicurandone, anche attraverso l’istituzione di un’area protetta, il futuro.
Fino ad oggi non è successo nulla.
Che si aspetta? Che il degrado cancelli dalla memoria dei tarantini un
luogo simbolo della nostra città? Che
lo assimilino definitivamente a una
discarica dove è lecito abbandonare
illegalmente i propri rifiuti? Legambiente chiede che si proceda ad un
intervento immediato di bonifica
dell’area, che la restituisca alla normalità ed ai cittadini, e l’installazione
di sistemi di videosorveglianza che
costituiscano un serio disincentivo
al suo utilizzo illegale da parte di
ecocriminali.

Legambiente chiede il recupero e la
salvaguardia di questo pezzo di territorio. Non si parte dal nulla: negli
anni passati ci sono stati interventi,
finanziamenti pubblici e progetti
volti alla creazione di un parco, il
Parco Letterario del Fiume Galeso,
con l’obiettivo di salvaguardare e
valorizzare l’unico corso d’acqua
che sfocia nel primo seno del Mar
Piccolo, e di un C.E.A. un Centro
di Educazione Ambientale. Li si riprenda, li si esamini, li si modifichi,
ma – finalmente- si agisca.
Siamo stanchi di denunciare una
morte annunciata: al Commissario
per le bonifiche, al Comune, alla Provincia, alla Regione chiediamo fatti
che diano risposta alle esigenza di tutela e valorizzazione del patrimonio
ambientale e culturale di Taranto».

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