08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Maggio 2021 alle 07:01:43

Cronaca

Il grande assente: il Governo

Taranto dimenticata dall'esecutivo


C’è un grande assente nella vertenza ambientale di Taranto: il governo. Soprattutto
quella parte di governo che fa capo a Luigi Di
Maio e al Movimento Cinquestelle. In fondo Salvini sul caso Taranto quasi mai ha aperto bocca.
Taranto è stata invece una delle praterie dove il
partito del ministro del lavoro e capo politico del
M5S ha raccolto valanghe di voti.

Voti raccolti
in parte dagli elettori delusi dai partiti tradizionali e in parte drenati dal fronte ambientalista
più estremo. Per anni il M5S a Taranto ha fatto
della guerra all’Ilva la propria bandiera. Poi è
accaduto altro.
Riflettiamoci: stravinte le elezioni e proiettati al
governo, i Cinquestelle hanno giocato a disegnare
una exit strategy dal caso Taranto. Le insinuazioni, lanciate con la complicità di Michele Emiliano, sulle presunte illegittimità della gara vinta
da Arcelor Mittal sono state soltanto il pilastro
sul quale costruire un alibi che deresponsabilizzasse il maggior partito di governo dall’epilogo
scontato: la consegna della più grande acciaieria
d’Europa al più grande acciaiere del mondo.
Il ritornello del “contratto blindato” sul quale
non si poteva più fare nulla è stato mandato a
memoria da sacerdoti e chierichetti del cosiddetto
Movimento, che hanno provveduto a diffondere questo nuovo verbo tra Mar Piccolo e Mar
Grande.

E su questo verbo si è via via dissolta la
presenza politica del M5S sul caso Taranto. Al
momento di mettere la firma sull’accordo siglato
con Arcelor Mittal, il vice premier e ministro del
lavoro, Luigi Di Maio, aveva annunciato la sua
imminente visita in città. Da quel 6 settembre
sono trascorsi sei mesi e mezzo. Di Luigi Di Maio
qui non s’è vista nemmeno l’ombra. Né si è mai
visto il ministro dell’ambiente Sergio Costa, che
in questi mesi si è limitato ad annunciare, davanti
alle telecamere del Tg1, un non meglio specificato
«progetto innovativo» per Taranto. Da relegare
nella rubrica degli annunci.

Nel frattempo Arcelor Mittal ha preso possesso
dello stabilimento siderurgico, la Procura ha
messo sotto sequestro le collinette ecologiche, due
scuole sono state chiuse a scopo precauzionale, è
iniziato un pericoloso balletto di dati sulle emissioni, migliaia di persone hanno partecipato ad
una fiaccolata in memoria dei bambini morti, il
prefetto ha convocato le parti in causa e altrettanto ha fatto il procuratore della Repubblica.
La città, complici gli agitatori di professione e
quanti stanno di nuovo soffiando sul fuoco perché
inebriati dall’odore della campagna elettorale, è
di nuovo in subbuglio.
Ma davanti a tutto questo il governo resta completamente assente e silente.

Nessuna iniziativa
autorevole per tracciare una linea e provare a
mettere tutti intorno a un tavolo e trovare una via
d’uscita, non dalle bufale elettorali – nelle quali
i grillini non hanno da imparare nulla da nessuno – ma dal tunnel nel quale questa città è finita
per colpe e responsabilità che si sono sommate
in oltre mezzo secolo. Nulla di tutto ciò. È come
se il governo avesse scaricato Taranto e avesse
lasciato il cerino nelle mani dei tarantini, dentro
una polveriera che rischia di esplodere da un
momento all’altro. I governi precedenti, quantomeno, si erano posti un obiettivo preciso (salvare
la fabbrica alle migliori condizioni possibili per la
tutela dell’ambiente e della salute) e con coerenza
hanno perseguito quella strada, condivisibile o
meno che fosse.

Il cosiddetto governo del cambiamento è rimasto
nel solco di quella prospettiva, ma ha dissolto le
azioni – come il Contratto Istituzionale di Sviluppo – che avrebbero dovuto accompagnare quel
percorso. E di fronte al riesplodere delle tensioni
sociali non dà alcun cenno di vita. Su Taranto il
governo Conte-Di Maio si è letteralmente dileguato, ha abbandonato la città a se stessa, alle
proprie fibrillazioni, agli scontri che ora sono
persino istituzionali. Una colpa indelebile che
marchia a fuoco il M5S e quanti – anche se oggi
pentiti – in questi anni hanno aizzato la piazza
per eleggere consiglieri comunali e parlamentari
pentastellati. Quanto basta per stare in guardia
dagli apprendisti stregoni in servizio permanente
effettivo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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