Cronaca

Al via tra le polemiche gli Stati generali dell’Editoria

Subito scintille tra Crimi e Lotti, l'attuale ed il precedente responsabile del Dipartimento della Presidenza del Consiglio


Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla cerimonia di avvio degli Stati Generali dell’Editoria.

La giornata, introdotta e moderata dal Sottosegretario Vito Crimi, ha fornito l’occasione per un primo confronto sul futuro del settore. Confronto che nel corso dei prossimi mesi vedrà coinvolti e chiamati a contribuire con proposte, idee, segnalazioni, tutti gli attori interessati: agenzie di stampa, giornalisti, fotoreporter, videogiornalisti, social media manager, distributori nazionali e locali, investitori pubblicitari, centri media, edicolanti e poligrafici, con l’obiettivo di tutelare la libertà, il pluralismo e la qualità dell’informazione ma anche i diritti dei lavoratori.

“Ci sarà un percorso ben definito. Si inizia con una consultazione pubblica di tutti i cittadini, poi una consultazione di tutte le categorie interessate, per poi interessare gli stakeholder e le associazioni che rappresentano i vari soggetti: un percorso che parte dai cittadini e chiude ai cittadini per restituire un’informazione corretta, libera e trasparente”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi. Il percorso di lavoro prevede una prima fase, che si svolgerà ad aprile, con una consultazione on line; una seconda, a maggio, con incontri pubblici specifici con ogni categoria; una terza, a giugno, con un dibattito pubblico di due giorni sulle proposte emerse (questa fase si svolgerà a Torino); una quarta, a luglio, con una sintesi e una valutazione politica delle proposte e un primo coinvolgimento delle Commissioni parlamentari; una quinta, a settembre, con le proposte definitive di legge che il Dipartimento per l’Editoria sottoporrà al governo.

“La riforma delle convenzioni con le agenzie ha creato non pochi disagi. Bisogna capire come migliorarla”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi, in merito ai bandi europei messi in campo dal ex sottosegretario del governo Renzi, Luca Lotti. “Oggi c’è una quantità di agenzie di stampa che, anche rispetto alle altre realtà internazionali, non è corrispondente al mercato in cui operano – ha poi spiegato a margine del dibattito -. A mio avviso le agenzie di stampa dovrebbero tendere a concentrare il più possibile le loro capacità, rispetto a una frammentazione che oggi è eccessiva rispetto al resto del mondo, magari specializzandosi in certi settori. Alcune agenzie lo stanno facendo”. “Le fusioni? – ha proseguito rispondendo ai giornalisti -. Le lascio alla libera determinazione delle agenzie, ma credo che non ci siano altre strade se non immaginare un percorso di riduzione del numero di agenzie. Non in senso negativo, ma perché il mercato ha quelle necessità”.

Immediata la replica dell’ex Sottosegretario Lotti: “Oggi il sottosegretario Crimi ha aperto i cosiddetti Stati generali dell’Editoria: dico subito che mi auguro che possa essere un’occasione positiva per un settore che da anni vive una pesante crisi sistemica. Ascoltando le parole di Crimi, però, temo che i lavori non siano partiti con il piede giusto; in particolare il sottosegretario ha parlato della nostra riforma delle agenzie di stampa che, a suo dire, ‘ha creato non pochi disagi’. Vorrei quindi iniziare a dare il mio personale contributo ai lavori degli Stati generali con tre semplicissime domande al sottosegretario Crimi, che senza dubbio avrà la cortesia di rispondere”: così l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Luca Lotti interroga l’attuale responsabile Editoria del governo. Lotti chiede a Crimi di “elencare almeno tre ‘disagi’ che la nostra riforma delle agenzie avrebbe creato”: “Per 5 anni abbiamo mantenuto stabile il fondo per le agenzie di stampa che è di circa 50 milioni di euro l’anno. Visto che il Sottosegretario Crimi ha deciso il taglio totale del fondo per l’editoria (con gravi ripercussioni sull’occupazione), può dirci una volta per tutte cosa intende fare con il fondo da 50 mln per le agenzie di stampa? Vuole ridurlo o tagliarlo del tutto?”.

“È vero o non è vero – chiede ancora Lotti – che il nostro Bando per le agenzie, oltre a tenere stabile il suddetto fondo da 50 milioni di euro, ha consentito di assegnare i vari lotti attraverso regole più chiare e più meritocratiche rispetto al passato?” “P.S. – conclude l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio – Se mi è concessa, vorrei fare una piccola valutazione politica. Perché il Sottosegretario Crimi si lamenta solo oggi di quella riforma, visto che in passato né lui né il M5S hanno speso una parola di critica? Sulla nostra riforma per le agenzie di stampa, realizzata in accordo con Anac, nell’anno in cui eravamo al Governo nessun parlamentare dei 5Stelle ha espresso critiche: per l’appunto basta controllare gli archivi delle agenzie. La verità è che, come su tante altre questioni (Tav, Tap, F-35 etc etc), il M5S una volta entrato a Palazzo Chigi ha strumentalmente cambiato idea”.

“Conte e Crimi agli Stati generali editoria parlano di crisi settore, e pensano a una riforma organica. È il loro governo però che ha cancellato contributi per pluralismo e sono loro che vogliono schedare i giornalisti. Prima appiccano l’incendio e poi fanno finta di spegnerlo”. Lo afferma Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia.

“Soltanto un esponente dei Cinque stelle, nel caso specifico il sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, poteva esprimersi in termini così volgari e inopportuni. Il contributo statale all’editoria non serve per bivaccare perché l’informazione non è un passatempo ma un imprescindibile presidio di democrazia e di libertà”. Lo afferma Elvira Savino, deputata di Forza Italia. “Il bivacco – aggiunge Savino – è quello dei grillini, che nella stragrande maggioranza dei casi si sono ritrovati a ricoprire ruoli, ed a ricevere stipendi, che nella vita professionale non avrebbero mai raggiunto. Crimi, con le sue parole, conferma l’astio grillino verso la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione. Crimi auspica la riduzione delle agenzie di stampa e quindi anche la riduzione dei giornalisti; noi invece auspichiamo la riduzione dei siti che diffondono fake news e la riduzione dei troll sui social. L’informazione primaria delle agenzie stampa è il nucleo centrale di tutta l’informazione: ridimensionarla forzatamente, come vorrebbe il M5S, recherebbe un danno a tutto il sistema dell’informazione”.

“Siamo disponibili ad attuare la par condicio, non solo le televisioni devono averla. Tutti gli editori daranno ampia disponibilità, non nelle stesse forme della tv ma con una bacheca, come io ho fatto, da editore puro, quando ci sono state sia le elezioni dei sindaci, sia le elezioni nazionali. Abbiamo diviso la pagina in tre e abbiamo dato spazio a tutti. Questo non toglie che ognuno di noi abbia le sue opinioni, ma la par condicio è un segno di civiltà”. E’ la proposta avanzata dal presidente Fieg, Andrea Riffeser Monti, agli Stati generali.

“Mi concentrerei su quattro macrotemi: il primo è il mercato del lavoro, che è la cosa più importante, poi la distribuzione, la pirateria e la pubblicità”. Così il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha iniziato il suo intervento. “Negli anni scorsi un altro governo aveva creato un meccanismo per l’ingresso di un giovane ogni tre uscite – ha affermato Riffeser sul primo punto -. Io chiedo a questo governo di raddoppiare questa procedura, perché c’è una marea di giovani che possono entrare, che hanno una mentalità completamente diversa e possono ringiovanire anche il linguaggio e la scrittura. Credo che il governo debba prendere questa misura e questo consentirà anche alle aziende di avere un risparmio di costi del personale, per far entrare una quantità di giovani che stanno fuori dalla porta, perché con una azienda in crisi noi dobbiamo licenziare i giovani e tenere i vecchi, che è un’assurdità”.

Sull’apertura degli Stati generali dell’editoria è intervenuto anche il Sindacato nazionale dei Giornalisti: «L’auspicio è che gli Stati generali dell’editoria inaugurati oggi siano davvero il più possibile partecipati. Per questo la FNSI promuoverà una serie di incontri ai quali saranno chiamate a confrontarsi tutte quelle realtà associative che si muovono nel panorama dell’informazione e con le quali abbiamo condiviso nel recente passato iniziative per la libertà e i diritti. Un confronto che servirà a mettere a punto i contributi da portare ai tavoli governativi».

Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, nel corso della conferenza stampa convocata nella sede del sindacato per fare il punto dopo l’apertura degli Stati generali dell’editoria insieme con associazioni, cooperative editoriali e con le realtà che non sono state invitate alla cerimonia di ieri mattina. Alla conferenza stampa hanno partecipato, fra gli altri, i rappresentanti di Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione e Federazione italiana liberi editori; il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani; il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio; il segretario dell’Ucsi, Maurizio Di Schino; giornalisti e giornaliste del Manifesto, di Avvenire, di Articolo21, dell’associazione Giulia giornaliste, del Giornale radio sociale, del Sindacato cronisti romani.

«Il sindacato ha accolto con favore la disponibilità dell’esecutivo ad affrontare il tema nella sua globalità. È necessario che le parole di oggi si trasformino in atti che smentiscano quanto fatto finora dal governo, come i tagli che hanno colpito quelle voci che senza sostegno pubblico corrono il rischio di non potersi più esprimere. Senza intervento pubblico questo settore non può ripartire. Auspichiamo che l’attenzione data ad altri settori sia ora riservata anche all’editoria», ha ribadito Lorusso. «Il nodo centrale deve essere il lavoro. Non si può parlare di informazione senza parlare di qualità del lavoro. Di contrasto al precariato. Di buona occupazione. Senza lavoro regolare non si salva il sistema. Occorre coinvolgere professionisti, giuristi, ricercatori che contribuiscano a stilare provvedimenti normativi che siano validi anche in prospettiva futura», ha concluso il segretario generale.

«E necessario contrastate i tagli e i bavagli, intervenire contro le querele temerarie. Dirimente sarà la questione della rappresentanza: di chi rappresenta chi. E di chi non è stato invitato a partecipare agli Stati generali», ha rilevato il presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti. «Quando si vogliono cancellare i mediatori, i corpi intermedi — ha proseguito — si è fuori dalla costituzione senza referendum. Dobbiamo rivolgere un appello al Capo dello Stato. Chi vuole cancellare i giornalisti vuole cancellare il ruolo di chi fa le domande. Colpire il fondo per l’editoria significa indebolire le voci della diversità e del pluralismo». Sul taglio del contributo pubblico all’editoria, hanno concluso Lorusso e Giulietti, «il sindacato chiederà una moratoria e intanto convocherà giuristi, costituzionalisti, studiosi chiamati anche ad approfondire le buone pratiche diffuse in altri Paesi».

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