Cronaca

Vogliono cancellare i giornalisti

Avviati i lavori, poi la legge


«Quando si vogliono cancellare i mediatori, i corpi intermedi, si è fuori dalla costituzione senza referendum. Dobbiamo rivolgere un appello al Capo dello Stato. Chi vuole cancellare i giornalisti vuole cancellare il ruolo di chi fa le domande. Colpire il fondo per l’editoria significa indebolire le voci delle diversità e del pluralismo». Lo ha detto il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti, in occasione dell’apertura degli Stati Generali dell’Editoria, lunedì 25 marzo a Roma. Giulietti e il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso hanno annunciato che rispetto al taglio dei fondi per l’editoria «il sindacato chiederà una moratoria e intanto convocherà giuristi, costituzionalisti, studiosi, chiamati anche ad approfondire le buone pratiche diffuse in altri Paesi».
«Il sindacato – hanno detto Giulietti e Lorusso – ha accolto con favore la disponibilità dell’esecutivo ad affrontare il tema nella sua globalità. È necessario che le parole si trasformino in atti che smentiscano quanto fatto finora dal governo, come i tagli che hanno colpito quelle voci che senza sostegno pubblico corrono il rischio di non potersi più esprimere. Senza intervento pubblico questo settore non può ripartire».
Ma intanto gli Stati Generali voluti dal Governo sono cominciati proprio con una falsa partenza perché il governo ha escluso dalla discussione del 25 marzo le cooperative di giornalisti e gli editori puri. Protestano Alleanza delle cooperative italiane e Federazione italiana liberi editori: «Un dibattito che era stato annunciato come aperto e rivolto alla soluzione dei problemi rischia di essere già orientato verso gli interessi dei giganti del web e delle grandi concentrazioni editoriali».
«Ci auguriamo – dichiarano Alleanza delle Cooperative Italiane e File – che si tratti di una svista e non di una scelta consapevole da parte del Sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi e del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Escludere dal dibattito un pezzo fondamentale del sistema dell’informazione italiano sembra già voler orientare l’impiego del Fondo per il pluralismo e per l’innovazione dell’informazione a favore dei grandi editori e delle multinazionali del web. Un dialogo che era stato invece annunciato come aperto e rivolto alla soluzione dei numerosi problemi del settore dell’informazione».
«Di fronte a un mercato sempre più in crisi e sempre più dominato da processi di concentrazione azionaria e tecnologica – ascrivono Alleanza e File – le cooperative di giornalisti e gli enti no profit, le radio e le tv locali, rappresentano nei territori e negli ambiti di riferimento un fondamentale presidio di libertà e pluralismo dell’informazione, costituendo nei fatti, e il più delle volte, l’unica alternativa a situazioni di monopolio informativo».

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