21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca

“Adesso nessun alibi: l’Ilva deve tornare alla normalità, stop alla Cig”


Terremoto allo stabilimento Ilva di Taranto questa mattina, 26 novembre 2012. 7 arresti e sigilli all'acciaio prodotto. In manette l'ex responsabile delle relazioni esterne del gruppo Ilva Girolamo Archinà e l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva. In foto: un momento del sequestro ai moli Ilva FOTORENATOINGENITO/ANSA

 

“Siamo di fronte ad un passaggio fondamentale: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto, cadono tutti gli alibi e non ci può essere più spazio per le incertezze. L’Ilva può e deve tornare alla normalità, a partire dal ritorno al lavoro degli operai dell’area a freddo, una volta che i magazzini saranno svuotati”. La voce è quella di Mimmo Panarelli, Fim Cisl, il ‘decreto’ è – ovviamente – il nr 207 del 3 dicembre che autorizza l’Ilva a proseguire l’attività produttiva nei prossimi 36 mesi consentendo all’azienda anche di tornare in possesso dei semilavorati sequestrati lo scorso 26 novembre.

 

Quel decreto da oggi è legge a tutti gli effetti, con la avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, e già stamattina l’Ilva, tramite l’avv. Egidio Albanese, ha presentato istanza di dissequestro. L’azienda, al momento, non ha rinunciato all’appello del giorno 8 per la restituzione dei prodotti, lo farà quando dalla Procura verranno tolti i sigilli a coils e lamiere, pari a un milione e 700.000 tonnellate, il cui valore commerciale è di circa un miliardo di euro, che “ostruiscono” i magazzini e sono alla base del fermo dell’area a freddo.

Un’istanza di dissequestro per gli impianti dell’area a caldo è stata già presentata all’indomani della pubblicazione del decreto legge sulla Gazzetta Ufficiale, in quell’occasione i pm confermarono il sequestro ma reimmisero l’Ilva nel possesso di altiforni e acciaierie per i quali non c’era facoltà d’uso.

 

Come è noto, contro il decreto legge, nei giorni scorsi, la Procura ha sollevato alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione, analogo ricorso sarà molto probabilmente presentato a strettissimo giro, contro la legge di conversione. Il possesso dei semilavorati e dei prodotti finiti è essenziale – ha sempre detto l’Ilva – per rimettere in marcia gli impianti fermi da fine novembre a Taranto ed “alimentare” gli altri stabilimenti, in testa quello di Genova. Ma quanto sta avvenendo non può cancellare ciò che è successo, giurano i sindacati. Intenzionati a porsi quasi come delle sentinelle, perchè indietro non si torna: “Vigileremo sul mantenimento che l’Ilva ha preso con noi e con il governo nazionale” giura Panarelli.

 

“I lavoratori vanno tutelati, e nel contempo l’azienda deve attenersi scrupolosamente a quanto prescrive l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, che l’Ilva ha accettato. Si è detto che il punto era la restituzione dei prodotti finiti. Bene, quando questo avverrà – e la pubblicazione della legge è decisiva – cadrà ogni possibilità di tirarsi indietro. Bisogna continuare a produrre e nel contempo ambientalizzare”.

 

“La politica, le istituzioni ed i sindacati hanno il dovere morale e civile di impegnarsi per una nuova vertenza Taranto, seria e sostenibile, che crei le condizioni di equilibrio per salvaguardare lavoro e territorio. Bisogna salvare il salvabile ed avere la capacità di individuare e realizzare ciò che può essere alternativo, ecocompatibile con la salute delle persone e poter garantire un lavoro e un salario dignitoso, superando la logica del profitto a tutti i costi” scrive in una nota la Uilcom Taranto. “Il Governo, con il decreto Ilva, ha assunto una posizione (forse troppo attenta agli interessi del pil nazionale) che, se ben guidata e sorvegliata, può essere una risposta al dilemma salute/lavoro. L’Ilva, dal canto suo, non può continuare ad essere ciò che è stata fino ad oggi. Non meno importante, poi, è la grave crisi ed il rischio di chiusura che investe la seconda realtà occupazionale di Taranto: Teleperformance”.

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