13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca

​Ambiente, dal ministero bordate contro la Regione​

Il dg Lo Presti replica a Valenzano


«Si rinnova l’invito, valutati i necessari presupposti di legge,
a procedere, con l’urgenza che il caso
richiede, all’eventuale aggiornamento
del proprio strumento di pianificazione della qualità dell’aria, in linea con
l’esperienza della Regione siciliana
la quale, senza necessità di attendere
l’emanazione del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento
atmosferico, del tutto irrilevante per
la fattispecie, ha proceduto a imporre
stringenti limiti».

Giuseppe Lo Presti, direttore generale del Ministero dell’Ambiente, rispedisce al mittente le richieste formulate
dalla Regione Puglia. Lo scorso 28
marzo, infatti, Barbara Valenzano,
dirigente del Dipartimento Mobilità,
Qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione Puglia,
aveva scritto al Ministero per chiedere
conto del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico
propedeutico (secondo la Regione)
alla revisione dell’Aia del siderurgico.
Il dg del Ministero dell’Ambiente, in
premessa, bacchetta l’Ente regionale:
«occorre in primo luogo lamentare
quello che costituisce un comportamento non nuovo da parte del titolare
di codesto Dipartimento (la stessa Valenzano, ndr) il quale, in violazione dei
più elementari principi di correttezza
istituzionale, e si vorrebbe aggiungere,
di buona creanza, continua a diffondere a mezzo stampa il contenuto di note
che si dicono dirette a questo Ministero
giorni prima dell’effettivo invio.

Appare poi surreale che codesta Regione,
con nota sottoscritta da un dirigente, si
ritenga legittimata a contestare la legittimazione del vertice politico di questo
Ministero (il quale, si rammenta, è per
legge il firmatario dei provvedimenti
di autorizzazione integrata ambientale)
a rispondere ad una nota come quella
che codesta Regione medesima ha ritenuto di inoltrare, oltre al sottoscritto al
Ministro Costa e agli enti locali, anche
al Presidente del Consiglio».

Entrando nel merito, poi, secondo il
dg del Ministero dell’Ambiente, Giuseppe Lo Presti «appaiono del tutto
inconferenti i rilievi mossi da codesta
Regione riguardo la mancata emanazione da parte di questo Ministero del
Programma nazionale di controllo
dell’inquinamento atmosferico previsto dal D.Lgs. n. 81/2018, che non
consentirebbe a codesto ente di procedere ad una revisione del proprio
Piano Regionale di qualità dell’aria».
Dopo aver chiarito i riferimenti normativi, il direttore generale del Ministero evidenzia «tutte le circostanze
citate non sono tali da condurre al
riesame diretto di una singola AIA,
ma dovrebbero passare al vaglio del
procedimento necessario ad eventualmente portare ad adeguare il Piano
Regionale di qualità dell’aria, che solo
può fissare “gli obiettivi di qualità
ambientale” in capo agli” strumenti
di pianificazione e programmazione
di settore”. Occorre un adeguamento
del Piano regionale che fissi nuovi
obiettivi.

Per quanto risulta allo scrivente l’AIA di ArcelorMittal non è in
contrasto con gli obiettivi fissati da
codesta Regione con il Piano vigente.
Detto procedimento, peraltro, risulta
essere ben noto a codesta Regione
in quanto si rammenta che il “Piano
contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi”
per gli inquinanti Benzo(a)Pirene e
PM10, redatto ai sensi del decreto
legislativo n. 155/2010 e adottato nel
2012 da codesta amministrazione
regionale, è stato uno dei presupposti
fondamentali del riesame dell’autorizzazione integrata ambientale disposto
nel 2012».

In conclusione, Lo Presti rinnova
l’invito alla Regione «valutati i necessari presupposti di legge, a procedere,
con l’urgenza che il caso richiede,
all’eventuale aggiornamento del
proprio strumento di pianificazione
della qualità dell’aria, in linea con
l’esperienza della Regione siciliana
la quale, senza necessità di attendere
l’emanazione del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento
atmosferico, del tutto irrilevante per
la fattispecie, ha proceduto a imporre
stringenti limiti per le Aia relative agli
impianti di raffinazione dell’isola. E’
nella corretta sede della modifica del
Piano Regionale di qualità dell’aria,
infatti, prima che nelle singole autorizzazioni – sottolinea il dg – che
potrà trovare collocazione, qualora
codesta Regione ne ritenga sussistere
i presupposti, l’applicazione dell’art.
271, comma 4, del decreto legislativo
n.152/06, richiamata a sproposito da
codesta Regione e che testualmente
recita: “4. I piani e i programmi di
qualità dell’aria previsti (dal decreto
legislativo 13 agosto 2010, n.155) possono stabilire appositi valori limite di
emissione e prescrizioni più restrittivi
di quelli contenuti negli Allegati I, II
e III e V alla parte quinta del presente
decreto, anche inerenti le condizioni
di costruzione o di esercizio, purché
sia necessario al perseguimento ed al
rispetto dei valori e degli obiettivi di
qualità dell’aria».

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