08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Maggio 2021 alle 08:30:10

Cronaca

​Contratto di Sviluppo, ecco il piano per la nuova Taranto​

La proposta presentata dal sindaco Melucci al ministro Di Maio

Veduta aerea di Taranto
Veduta aerea di Taranto

L’inserimento di Taranto nella Via della Seta, l’autonomia piena del polo universitario ionico, l’utilizzo turistico e culturale dell’Isola di San Pa­olo, la trasformazione in museo di Nave Garibaldi: sono solo alcune delle proposte contenute negli indirizzi che il sindaco Ri­naldo Melucci ha presentato al Ministero dello Sviluppo Economico nella riunione che si è tenuta a Roma l’8 aprile per la ripartenza del Contratto Istituzionale di Sviluppo.

Si tratta, come spiega lo stesso sindaco nel documento, di un aggiornamento della visione disegnata dall’amministrazione comunale rispetto a quanto già previsto dal Cis. Un aggiornamento per il triennio 2019-22 rispetto a quanto stabilito nel 2015, anno in cui fu istituito il Contratto.

Il tema fondamentale resta quello della riconversione. Un percorso mirato a va­lorizzare quelle potenzialità del territorio che vadano oltre la grande industria per strutturare una prospettiva di sviluppo sostenibile. Nel documento presentato al ministero, il sindaco fa riferimento, ad esempio, «alle tecnologie applicate alla conservazione ed al ripristino am­bientale», nonché «alla filiera marittima, turistica e dell’aerospazio».

Come premessa Melucci ha sottoloine­ato la necessità di «dare impulso alle bonifiche straordinarie e, soprattutto, a dare soluzione, una volta per tutte, alle pendenze giudiziarie, alle compensazioni ai residenti dei quartieri più esposti, alla valutazione preventiva di impatto sulla salute dei cittadini, al riposizionamento dell’immagine stessa di Taranto (secondo i principi del moderno marketing territo­riale)».

E veniamo al cuore di questa linea di indirizzo elaborata dall’amministrazio­ne comunale. Non si comincia da zero, perché il Comune ha già una solida base di pianificazione sulla quale lavorare per inserire gli interventi prevcisti dal Cis: il piano urbano della mobilità sostenibile, il documento programmatico preliminare al nuovo piano urbanistico generale, il piano delle coste, la variante al piano regolatore portuale, il piano di eliminazione delle barriere architettoniche, i distretti per il commercio ed il turismo.è stato poi avvia­to il percorso per disegnare il Piano Stra­tegico per Taranto, che dovrebbe essere pronto entro giugno 2019 e che dovrebbe rappresentare quello che sarà lo sivluppo della città per i prossimi vent’anni.

L’obiettivo, omogeneizzando gli interventi del Cis agli strumenti di pianificazione e attraverso la riclassificazione delle zone ricadenti nell’area Sin, è quello di «trasfor­mare Taranto in un green hub del Mediter­raneo, fondato su di un’ampia disponibilità di foreste, parchi ed orti urbani».

La pianta organica comunale.

La strada, però, è tutt’altro che facile e lo stesso sindaco non rinucnia a muovere critiche allo stesso tavolo istituzionale, colpevole di non aver compiuto adeguato lavoro «per la concreta ripartenza della comunità ionica, nei termini della tutela del sistema di imprese, provato dalle vicissitudini della grande industria ed intrinsecamente fragile per la sua scarsa propensione alla diversificazione ed alla ricerca, nei termini della promozione

delle maestranze locali nel contesto de­gli appalti derivanti dal CIS, per quanto consentito dalla legge, nonché nei termini della efficacia della stessa pubblica ammi­nistrazione nel frangente

della progettazione e della fornitura di ser­vizi qualificati ai cittadini, soprattutto per via di una pianta organica ridotta del 50% sin dall’epoca del dissesto economico». La richiesta è quella di «restituire ad una città di circa duecentomila abitanti (tra le prime venti del Paese) una adeguata pianta organica», per dare incisivitàalle azioni del tavolo istituzionale.

Il porto, zes, aeroporto.

«Il Porto di Taranto – ha scritto il sindaco – grazie ad una puntuale attività ed alla promozione dell’Autorità di Sistema Por­tuale del Mar Ionio, sta progressivamente colmando il proprio gap infrastrutturale e potrebbe, in breve volgere di tempo, tornare a risultare attrattivo per i mercati internazionali, dunque ridando vitalità ad un vasto indotto specializzato». Ecco perché – ed è un altri rilievo critico – «desta rammarico che il

Governo non abbia inteso proporre all’in­terno dei recenti negoziati con la Repub­blica Popolare Cinese lo scalo ionico come confacente alla Belt and Road Initiative, ovvero la Nuova Via della

Seta». Per Melucci si tratta di «una di­menticanza che rischia di vanificare tanti momento che nel Contratto proprio «il porto gioca una parte niente affatto tra­scurabile».

Altro capitolo: la «mancata applicazione della Zona Economica Speciale ionico-lucana» e le «sue ancora poco nitide agevolazioni fiscali e doganali rischiano di compromettere la ripartenza del siste­ma portuale».

«Una accelerazione del Governo – os­serva Melucci – rappresenterebbe senza ombra di dubbio una svolta per le tante vertenze occupazionali ed industriali che riguardano l’area tarantina e finirebbe per snellire alcuni dei temi presenti sul tavolo istituzionale».

C’è poi la questione aeroporto, «per opi­nabile scelta del gestore di derivazione regionale oggi confinato a scalo secon­dario, asservito all’industria e presidio militare, probabilmente vittima di una competizione non regolare con i restanti scali pugliesi, il tutto a dispetto di evidenti potenzialità e del mercato attuale».

L’università.

Tutte le prospettive di autentico sviluppo non possono però prescindere dalla pre­senza universitaria: una svolta epocale «potrebbe risultare l’autonomia piena per il polo universitario ionico e, anche in questo caso, il Civico Ente ha motivo di ritenere che l’azione del tavolo istituziona­le ha in potenza l’opportunità di agevolare un percorso istruttorio

ed una programmazione finanziaria altri­menti molto complessi».

Cultura e turismo.

La riconversione non può non passare da un’altra serie di interventi per rilancio produttivo-culturale e turistico del terri­torio. L’elenco che il sindaco ha sottposto al tavolo ministeriale è nutrito e prevede: «il preventivo diradamento ed un oculato consolidamento nei pittaggi di quella che fu la Città Vecchia di Taranto; la zona dei Docks di Porta Napoli, che potrebbe includere un cosiddetto punto di sbarco autorizzato, ai fini di una filiera finalmente certificata e controllata dei prodotti ittici e della

mitilicoltura; la rifunzionalizzazione dell’imponente Palazzo Archita (già Palazzo degli Uffici), appropriata all’uso commerciale, universitario, business e persino da adibirsi a pinacoteca stabile, ovvero per implementare l’offerta del Mu­seo Nazionale Archeologico; la vecchia sede della Banca d’Italia, che potrebbe ospitare l’Archivio di Stato, nonché il rilevante Archivio Storico comunale; il re­cupero e la riconversione duale (turistico-culturale) del napoleonico Forte de Laclos sull’Isola di San Paolo; la costituzione di un’area expo di nicchia presso gli ex Can­tieri Tosi sul Mar Piccolo; la realizzazione di un’area ludico-scientifica (ad es., un planetario) presso la centrale Torre D’A­yala; l’individuazione di nuovi lotti di re­sidenzialità universitaria nel centro storico cittadino; la permuta alla città delle vaste aree demaniali militari ormai dismesse e spesso in posizioni invidiabili rispetto ai bisogni ed alle aspirazioni della comunità, a cominciare dalla Stazione Torpediniere; la musealizzazione, una volta abbandonato il servizio attivo, della portaerei leggera Giuseppe Garibaldi, attualmente di stanza presso la Stazione Navale di Mar Grande (Chiapparo)».

Fin qui il sindaco Rinado Melucci. UNa elaboraizie di indirizzo che ora richiede delle risposte. Le prime si spera possano arrivare già il 24 aprile, quando il mini­stro dello sviluppo eocnomico, Luigi Di Maio, sarà a Taranto proprio per presie­dere il tavolo del Contratto Istituzionale di Sviluppo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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