14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

Cronaca

Pellegrinaggio alle chiese dell’Isola

Ecco le novità nell’allestimento degli “altari della reposizione”


In occasione del Giovedì santo, nelle quattro maggiori chiese dell’Isola (Duomo, Santuario Madonna della Salute, Chiesa di San Domenico Maggiore, chiesa di San Giuseppe), le confraternite e la comunità parrocchiale allestiranno gli altari della reposizione che tradizionalmente vengono chiamati “sepolcri”. È ben nota l’affluenza delle migliaia di pellegrini che seguendo le poste visitano dalle prime ore del po­meriggio fino alla mezzanotte le chiese dell’Isola.

«A tal proposito – spiegano dalla Curia – si è pensato di installare un impianto di filodiffusione che guidi i visitatori lungo le strade nell’itinerario di fede e di arte. Inoltre i repositori avranno temi concomitanti, legati l’uno all’altro, per incentivare il raccoglimento e il clima del pellegrinaggio».

I repositori della città Vecchia si ispira­no alle parole che l’arcivescovo Filippo Santoro ha consegnato all’Arcidiocesi di Taranto perché possano essere vissute nel corso di questo anno pastorale. «Le riproponiamo perché nell’Adorazione al Santissimo Sacramento riscopria­mo i motivi della nostra comunione ecclesiale, per essere maggiormente sollecitati e guidati nella preghiera, per vivere anche mediante il piccolo ausilio di questo sussidio, il silenzio e il clima del pellegrinaggio.

Questa notte ognuno faccia esperienza dell’amore di Dio, Gesù Cristo che si dona per noi con il suo Corpo e il suo Sangue».

Cattedrale di San Cataldo – Elezione.

Le parole dell’arcivescovo Filippo: «Siamo chiamati a scoprire il grande dono che il Signore ci fa; a scoprire la grandezza della nostra vocazione per portare a tutti la speranza cristiana. Dio ci chiama per nome in un atto immenso di amore e ci da una grande responsa­bilità».

Chiesa di San Domenico – Da Battez­zati a discepoli.

«Quindi il discepolo è colui che segue […] Tutto ciò si alimenta ascoltando as­siduamente la sua Parola e meditandola ogni giorno nel cuore. Facendo esperien­za del Signore nei sacramenti, partico­larmente nell’Eucarestia, e nel rapporto con il nostro prossimo e con la carne di Gesù che sono i poveri e gli ammalati. È questo il cammino che, insieme alla maggioranza dei nostri battezzati, siamo chiamati tutti a percorrere che possiamo sintetizzare così: “dal fascino di Gesù al servizio dei poveri”».

Chiesa di San Giuseppe – I Santi della porta accanto.

«Scoprire in quest’anno la santità della porta accanto per noi sarà l’occasione di chiedere a Dio la pacificazione del cuore nei nostri rapporti interpersonali, di co­struire oasi di santità nelle nostre comu­nità parrocchiali che non devono essere lo specchio di altri tipi di aggregazione, di comitive, dove è facile lasciarsi an­dare alla maldicenza, alle lamentele, al disfattismo e all’immobilismo».

Il santuario della Madonna della Salute è stato riaperto il 2 dicembre del 2018 dopo decenni di chiusura e di restauri. Ai tarantini è riapparso in tutto il suo splendore, di una bellezza commovente. L’arcivescovo Filippo lo ha indicato come un luogo simbolo di rinascita, della redenzione che nasce dalla forza attrattiva della bellezza di Dio. La bellezza dell’amore di Dio che cambia gli uomini restituendo loro il volto dell’immagine e somiglianza divina.

Il tema del repositorio del santuario si ispira al Buon Pastore, detto anche il Pastore Bello.

«Gesù, nel Vangelo di Giovanni, si au­torivela quale “pastore bello e buono”: “Io sono il pastore bello e buono (kalós), che depone la propria vita per le peco­re” (Gv 10,11). La manifestazione della venuta “pastorale” di Gesù non consiste nelle idee, nella dottrina, nel solo inse­gnamento, ma nel deporre e spendere la vita per le pecore. Se Dio era cantato nel salmo quale Pastore del credente al quale nulla manca (cf. Sal 23,1), Gesù dice di sé che egli stesso dà la sua vita per le pecore. E se nei vangeli sinottici il pastore della parabola era pieno di amore, fino ad andare a cercare la pe­cora smarrita per riportarla a casa (cf. Mt 18,12-14; Lc 15,4-7), qui il pastore dà la sua vita sia per la pecora smarrita sia per quella che resta nel recinto. La bellezza che riconosciamo in Gesù, alla quale, attraverso di Lui, ogni uomo ha diritto, è la bellezza dell’amore donato che adoriamo nel Sacramento dell’Eu­carestia».

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