06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

​Crisi Amat, la Cgil promette battaglia​

L’assessore regionale Giannini risponde a Perrini

I mezzi Amat
I mezzi Amat - archivio

«Nessuna procedura di raffreddamento senza la
partecipazione dei lavoratori». Così Francesco Zotti segretario
Filt Cgil Taranto con delega al Trasporto pubblico locale, che
dopo le preoccupanti notizie provenienti dal taglio sul livello
dei servizi minimi di trasporto, interroga il Comune circa le
sue responsabilità.

«Apprendiamo dalla stampa di mirabolanti trovate della direzione Amat per seguire i riti della Settimana Santa tarantina
dal mare. Una idea, quella di recuperare le vie dell’acqua,
che certamente fa anche grande onore alla tradizione di fede
e religiosità della città, ma ancora una volta suona propagandistica a fronte di una condizione generale che invece di
fa acqua da tutte le parti, con mezzi e condizioni di lavoro
sempre più precarie e il taglio di circa 2 milioni di chilometri
per i bus Amat e la paventata ipotesi di esuberi per circa 70
unità – afferma Zotti – I 70 autisti in meno che si andrebbero
a determinare in base al calcolo operato dall’Amat spa sono
la raffigurazione plastica dell’incompetenza usata per determinare il futuro di questa importante municipalizzata perché
proprio come Filt nei diversi tavoli di confronto rimarcammo
le nostre perplessità, sulla procedura amministrativa adottata
per l’affidamento diretto del servizio di trasporto per dieci anni
all’Amat, in mancanza di entrate cere e che portava incertezze
nell’assegnazione del servizio».

Ma il sindacato non intende arretrare neanche di un passo.
«Quelle incertezze si sono concretizzate ma partendo dal presupposto che la legge nazionale garantisce la clausola sociale in
caso di sostituzione del gestore e quindi la continuità occupazionale per gli autisti oggi considerati in esubero – commenta
il rappresentante della Filt – c’è un dato che invece resta solido
nella sua drammaticità: il prezzo che l’utenza cittadina dovrà
pagare di fronte alle falle del servizio. Cosa farà il Comune
e la direzione Amat, per il momento non è dato saperlo, ma
si sa cosa farà la Filt, che al momento rigetta l’ipotesi di una
procedura di “raffreddamento” e rinvia ogni decisione al prossimo incontro di contrattazione con l’azienda municipalizzata
dei trasporti urbani.
La Regione, nel frattempo, nel corso dell’incontro del 3 aprile
ha ricordato alle organizzazioni sindacali lo stanziamento di
ulteriori 23milioni in Bilancio Regionale per servizi aggiuntivi proprio allo scopo di mantenere la piena occupazione nel
settore.

L’azienda deve tornare a colloquiare con i suoi lavoratori – spiega Francesco Zotti – scoprirebbe che oltre ad aver
investito poco sulle loro professionalità, c’è un enorme lavoro
da fare sul rinnovamento del parco mezzi e sulla sicurezza.
Temi che non sono avulsi dalle condizioni di minor introito
già evidenziati nell’ultimo Bilancio aziendale».

Nei giorni scorsi, sull’argomento, il consigliere regionale
Renato Perrini ha presentato una interrogazione urgente al
presidente della Regione, Michele Emiliano, e all’assessore
Giovanni Giannini con delega ai Trasporti e Lavori Pubblici
per sapere se «ad oggi sussiste la volontà di modificare i criteri
affinché tale razionalizzazione dei servizi non penalizzi la città
di Taranto che ha un alto coefficiente di passeggero per km».
A stretto giro di posta, la replica dell’assessore regionale Giovanni Giannini.
«Come ho già avuto modo di spiegare nel corso degli incontri,
tenutisi nelle scorse settimane, con i presidenti delle provincie,
con i concessionari del servizio e con i sindacati, non c’è alcun
rischio di contrazione delle risorse né di taglio dei servizi per il
trasporto pubblico locale. Il provvedimento di determinazione
dei livelli dei servizi minimi, previsto dalla legge, si preoccupa di determinare i fabbisogni di mobilità secondo l’effettiva
domanda di trasporto espressa dai territori ed evitare il taglio
dei trasferimenti da parte dello Stato che, questi si, determinerebbero tagli e licenziamenti”.

Il complesso dei chilometri su
cui la regione garantirà il sussidio non subisce alcun taglio anzi
registra un incremento che se pur minimo acquista maggior
valore in relazione all’utilizzo dei costi standard determinati
sulla base del recente decreto ministeriale. La legge – spiega
l’assessore – ha imposto più di 20 anni fa, con il DLgs 422/97,
art.19, che il rapporto ricavi/costi raggiunga la percentuale
del 35% del costo del servizio (introito da realizzare con la
bigliettazione). Ove ciò non accada viene applicata una sanzione fino al 10% della quota spettante dal Fondo Nazionale
del Tpl. Per questo comuni e Province debbono impegnarsi,
nella redazione dei piani di bacino di loro competenza, ad
efficientare il servizio. Se i territori esprimeranno la necessità
di vedersi garantita una ulteriore quota di servizi, si assumano
la responsabilità come prevede la legge, di classificare questi
servizi “aggiuntivi”; la regione con il bilancio di previsione
triennale 2019-2021 approvato con la legge n. 67/2018, all’art.
9, circostanza che Perrini omette di considerare, ha stanziato
ben 23 milioni l’anno per concorrere al finanziamento di questi
servizi e garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

La Regione Puglia – ha concludo l’assessore – non
permetterà più in alcun modo che le risorse pubbliche vadano
sperperate a scapito dei cittadini e di chi, come me , crede
ancora nell’importanza di un trasporto che continui ad avere
una prevalente connotazione pubblica».

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