Cronaca

Ambientalisti contro Di Maio


L’annunciato arrivo del ministro Di
Maio a Taranto (24 aprile per il tavolo sul Contratto Istituzionale di Sviluppo) e le dichiarazioni
dell’on. Giovanni Vianello contro gli «allarmisti»
ha immediatamente suscitato la reazione dei
gruppi ambientalisti.
“Giustizia per Taranto” punge lo stesso deputato,
ricordando a lui e al M5S «ciò che avrebbero
potuto fare, una volta al Governo, e ciò che
invece non hanno fatto».

L’elenco è lungo: «in
fase di accordo con Mittal potevano richiedere
la valutazione integrata di impatto ambientale
e sanitario. Documento che sarebbe stato fondamentale e che, seppur non obbligatorio per le
industrie siderurgiche, era assolutamente facoltà
del governo chiedere comunque…
Si potrebbe ancora richiedere la VIIAS, basterebbe un decreto legge ed il governo quantomeno
riparerebbe al clamoroso danno fatto precedentemente. Oggi invece c’è semplicemente un disegno di legge per rendere obbligatoria la VIIAS
anche alle aziende siderurgiche. Un disegno di
legge che, però, giace dormiente e che, chiunque
conosce le regole della politica, sa che rimarrà
lì per secoli… quando, ripetiamo, basterebbe un
semplice decreto legge.

Poi si ricorda che a presiedere l’Osservatorio per l’attuazione del Piano
ambientale dell’Ilva di Taranto è Giuseppe Lo
Presti, il cui nome – seppure mai indagato – viene accostato alle vicende della Tirreno Power di
Vado Ligure. Poi c’è la questione dell’immunità penale: «Il
decreto legge 01/2015 (il noto decreto “salva
Ilva” del governo Renzi) prevede che l’immunità
duri per un periodo non superiore ai 18 mesi dal
DPCM che approva il piano ambientale ILVA.
Il DPCM in questione è del 29 settembre 2017.

Tradotto: L’immunità e’ scaduta il 30 marzo 2019.
Il governo poteva confermare questa scadenza
attraverso una legge di interpretazione autentica.
In ogni caso l’immunità potrebbe essere tolta con
decreto legge in qualsiasi momento (ma loro, non
sappiamo perché, ci stanno lavorando da mesi)».
A proposito di decreti, al M5S viene rimproverato
di non aver abrogato neppure uno dei 12 cosiddetti decreti salva Ilva. Così come al governo viene
rimproverato di non procedere ai «rigidissimi
monitoraggi» all’interno dello stabilimento.

Infine, sull’arrivo di Di Maio: «Temiamo però,
che la sua visita possa essere blindata, negli
uffici chiusi della Prefettura e senza risposte sul
caso Ilva. Con lui e con tutti i parlamentari ionici
vorremmo essere chiari: non basterà parlare di
“riconversione economica” per placare le nostre
angosce e zittire le nostre paure».
Contro il ministro dello sviluppo anche il gruppo
“Genitori tarantini”: «Il suo Movimento politico
non rappresenta più i tarantini. Non li ha mai
rappresentati. Anche i deputati e i senatori di
questa terra eletti nelle vostre fila hanno venduto
l’anima assoggettandosi all’inconsistente ruolo di
zerbini al servizio di una politica più attenta alle
logiche del profitto che alla salute e agli interessi
dei cittadini. Per questo, come novelli Giuda,
hanno tradito le promesse fatte in campagna
elettorale». Per questo, Di Maio «non è gradito
nella nostra città».
Poi la buttano nella mitologia, con richiami a «Falanto lo spartano», e «agli dèi» che per Taranto
avrebbero disegnato un destino di «bellezza« e
non di «morte».

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