14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 14:54:24

Cronaca

Precetto pasquale in fabbrica

La celebrazione in Arcelor Mittal. L’omelia dell’arcivescovo Santoro


«Mi associo al presidente della Regione Puglia e al
sindaco di Taranto, nel chiedere che venga quanto prima disposta
la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario: non
possiamo più permettere che, a distanza di anni e senza la possibilità di mettervi riparo, si ripropongano le carenze del passato. Il
Governo in carica può farlo. Occorre intraprendere un corso nuovo
che ponga di fatto nella scala di valori la salvaguardia ambientale
e la sicurezza del lavoro prima e al di sopra del profitto».

È uno dei passaggi più significati dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, nel corso del precetto
pasquale che si è tenuto ieri mattina, mercoledì 17 aprile, all’interno dello stabilimento
siderurgico Arcelor Mittal.

«Alla vigilia del Triduo Santo ci
ritroviamo in questo luogo che ci è famigliare proprio per un
evento che trasforma questo grande capannone in un cenacolo.
Un cordiale saluto a tutti voi lavoratori di questa fabbrica e ai
vostri familiari. Saluto il cappellano Padre Nicola Preziuso e
tutti i sacerdoti presenti che sono in questo in mezzo a voi per il
sacramento della Confessione. Saluto l’amministratore selegato
Matthieu Jehl e i dirigenti dell’impresa Arcelor Mittal. Saluto i
commissari ex-Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico
Laghi. Saluto il prefetto Antonella Bellomo, il sindaco Rinaldo
Melucci, il presidente della Provincia Giovanni Gugliotti e tutte
le autorità civili e militari presenti» (il ministro dell’Ambiente,
Sergio Costa, ha fatto pervenire il suo saluto attraverso l’arcivescovo al quale ha telefonato stamattina, ndr).

«E’ sempre un fatto
impegnativo parlare all’interno di questa fabbrica, ma durante
questi anni ci siamo conosciuti meglio nelle vostre attese, nelle
incertezze, nelle sofferenze e insieme ai vostri volti avevo presenti
le vostre famiglie e il vostro lavoro. Siamo stati illuminati dalla
Parola di Dio, dagli insegnamenti di Papa Francesco e
non abbiamo mai perso la
speranza e anche ora sono
in mezzo a voi come Pastore
che cerca sempre di accendere una luce di speranza e di
mantenerla viva. Siamo in un
sistema economico – ha detto
l’arcivescovo – che ha dimostrato capacità eccezionali,
che ha prodotto innovazione
e progresso, ma tutto questo
ha valore se è messo a servizio del rispetto del creato,
della qualità del lavoro, della
dignità dei lavoratori. Siamo
di fronte a una nuova rivoluzione industriale, frutto della tecnologia che sarà tale solo se illuminata dalla coscienza, che rende
superato il modello che vedeva il profitto prima di tutto e che ci
dà gli strumenti per ripensare quel sistema i cui danni abbiamo
pagato e paghiamo amaramente. Taranto particolarmente ha
pagato quello che papa Francesco chiama “debito ecologico”. Ha
prodotto acciaio per tutto il Paese ed ora piangiamo per i nostri
morti adulti e bambini.

È noto che la qualità di una società dipende
da quanto la vita, la salute, la dignità gli ultimi, i deboli, vengono
salvaguardati e tenuti concretamente in considerazione. Per ricostruire il tessuto sociale di questo territorio dobbiamo riscoprire
il gioco di squadra, la collaborazione tra parti finora opposte.
Dobbiamo uscire dalla “carestia di speranza” e per farlo dobbiamo
costruire una società fondata sulla fiducia, non chiudendoci nella
sterilità della paura e del conflitto. Il compito, sul nostro territorio,
è arduo; riconquistare la fiducia dei tarantini è difficilissimo, ma
non ci sono altre strade, pena il perpetrarsi di dinamiche sociali
che nuociono non solo alla città, ma pure a chi fa impresa. L’anno
che è trascorso è stato accompagnato da tensioni e preoccupazioni
non meno intense di quello precedente. Lì dove il destino degli
operai del siderurgico sembra essersi incanalato nell’alveo della
salvaguardia del posto di lavoro e, mentre la copertura dei parchi
minerali procede a ritmi più celeri del previsto come segno di
una serietà di impegno professionale, restano ancora vive tra la
popolazione le preoccupazioni in merito all’impatto ambientale.

I
timori sono legittimi e sono accentuati dalla ricorrente danza dei
dati relativi alle emissioni. Per questo mi permetto di sollecitare
i dovuti monitoraggi in corso da mettere in relazione con quelli
degli anni precedenti, con i limiti previsti dalla normativa e con
quelli ritenuti accettabili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in modo da poter discernere tra le legittime preoccupazioni
e gli allarmismi».

«Il tempo nuovo indicatoci da papa Francesco nella Laudato si’,
la strada dell’ecologia integrale – ha evidenziato mons. Santoro
– quella in cui lo sviluppo è tale solo se contempla la sicurezza e la salute dei lavoratori e
dei cittadini, ci offrono le dimensioni dentro
le quali dobbiamo muovere i nostri passi
rinnovati: non perdiamo la speranza! E se
oggi siamo qui riuniti per la nostra Pasqua,
carissimi lavoratori è perché non vogliamo
perderla! La sfida è quella di instaurare un
rapporto nuovo tra il siderurgico e la città, e
richiede lo sforzo di tutti, in primo luogo del
siderurgico. Un campo potrebbe essere quello
di uno screening gratuito per le patologie da
inquinamento per i quartieri prossimi alla
azienda, finalizzato a sperimentare procedure
per intercettare in tempi rapidi segnali importanti che possano prevenire l’insorgenza
di malattie polmonari per loro natura rapide
e infauste».

«Questo passo sarebbe possibile
rendendo organico quanto si è cominciato a
fare in termini di volontariato tra la Parrocchia
Gesù Divin Lavoratore dei Tamburi e la Casa
Sollievo della Sofferenza di San Giovanni
Rotondo. Occorre quindi procedere con sollecitudine nell’attuazione del programma delle
bonifiche, fuori e dentro lo stabilimento; far
sì che non una tonnellata in più di acciaio sia
prodotta a scapito dei limiti delle emissioni
anche solo potenzialmente nocive, salvaguardare la qualità del lavoro e i lavoratori, sono
azioni ineludibili: ce lo chiede la città ma,
innanzi tutto, la nostra coscienza di cristiani
e di cittadini».

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