29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Cronaca

​Business sui migranti, quattordici indagati​. Tutti i nomi

Nei guai imprenditori e rappresentanti di coop sociali


Business sui migranti:
quattordici indagati. Nei guai imprenditori, rappresentanti di associazioni e
cooperative sociali e un appartenente
alla pubblica amministrazione per
illeciti nelle forniture dei servizi di
accoglienza ed assistenza dei cittadini
stranieri.

I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria di Taranto hanno infatti proceduto a notificare l’avviso di
conclusione delle indagini preliminari
emesso dalla Procura tarantina. Sono
indagati Enzo Pilò, 58 anni, Simona
Fernandez, 33, Annalisa Soranna,
32, Gianluca Pichierri, 32, Giuseppe
Pizzulli, 82 anni, Antonio Pizzulli, 62,
Giuseppe Adinolfi, 46, Mauro Fontana,
53, Vincenza Conte, 65, Cosimo Tenna, 45, Sante Laterza, 54, Pasquale
Laterza, 23 anni, Onofrio D’Onghia,
62, Domenico De Carlo, 64. Il provvedimento è arrivato dopo l’attività investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle
dirette dal tenente colonnello Antonio
Marco Antonucci e dal capitano Angelo Ferraro e coordinata dal procuratore
aggiunto Maurizio Carbone, nell’ambito delle procedure di appalto attivate
dalla Prefettura per l’acquisizione di
“servizi di temporanea accoglienza
di immigrati richiedenti asilo o protezione internazionale”.

Gli investigatori
hanno accertato che tre diversi enti
associativi affidatari dei servizi per
garantire “gli interventi materiali di
base” (vitto e alloggio), in concorso
con imprenditori titolari di strutture
alberghiere e di altri soggetti privati
(questi ultimi locatori di immobili con
requisiti di abitabilità non adeguati )
non avrebbero dato esecuzione agli obblighi contrattuali assunti con la
Prefettura, omettendo di somministrare agli extracomunitari i pasti secondo
quanto previsto dal capitolato d’appalto, non consegnando vestiario adeguato alla stagione invernale e, comunque,
ospitandoli in strutture non idonee,
carenti delle condizioni minimali di
vivibilità (sprovviste di impianti idrici
con acqua potabile e di impianti di riscaldamento).

Nel corso delle indagini
è anche emersa la responsabilità degli
amministratori di uno degli enti affidatari, i quali, per ottenere l’assegnazione
di ulteriori posti letto in un immobile
privo di agibilità, in quanto dotato
di impianto di scarico delle acque
reflue domestiche non conforme alla
vigente normativa, avrebbero esibito
una falsa autorizzazione comunale che
ne attestava la regolarità. Per ottenere
l’autorizzazione sarebbe stata esibita
una relazione tecnica redatta da un
architetto e un parere favorevole ai fini
sanitari, ottenuto dando una somma di
denaro contante al funzionario della
Asl responsabile dell’ufficio comunale di Igiene degli Alimenti e della
Nutrizione, il quale secondo l’accusa
sarebbe stato consapevole della irregolarità dell’impianto.
Al funzionario è stato contestato il
reato di corruzione.I responsabili delle
associazioni e delle cooperative sociali, insieme agli imprenditori coinvolti,
rispondono a vario titolo dei reati di
frode e falsità in atti pubblici.

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