Cronaca

Il governo oggi a Taranto. Era ora

Di Maio in prefettura. Con lui Costa, Grillo, Lezzi e Bonisoli

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Dunque ci siamo. Dieci mesi dopo il suo insediamento il
governo si è finalmente deciso a mettere piede a Taranto, la città dove da
sette anni è in corso la più complessa
vertenza industriale, occupazionale
e ambientale d’Italia e sulla quale,
finora, il governo M5S si era tenuto a
debita distanza dopo aver suggellato il
passaggio del siderurgico ad Arcelor
Mittal e nonostante il riacutizzarsi
di tensioni sociali che sembravano
aver riportato Taranto ai giorni caldi
del 2012.

Il governo dunque mette piede a Taranto e lo fa riaprendo quel tavolo per
il Contratto Istituzionale di Sviluppo,
inspiegabilmente tenuto fermo per
quasi un anno, nonostante in quel
Contratto ci siano punti importanti
per quella riconversione che il maggiore partito di governo, il M5S, aveva
sbandierato in campagna elettorale
promettendo – con i suoi candidati e
militanti tarantini – la chiusura dello
stabilimento siderurgico.
Il 24 aprile in Prefettura ci sarà innanzitutto il ministro dello sviluppo,
Luigi Di Maio. Con lui i ministri Sergio Costa (Ambiente), Giulia Grillo
(Salute), Barbara Lezzi (Sud), Alberto
Bonisoli (Beni Culturali).
I lavori del tavolo avranno inizio alle
10.30; a conclusione, intorno alle 14.30,
ci sarà l’incontro con le associazioni
ambientaliste, una pletora di sigle
(circa una quindicina) con le quali gli
esponenti dell’esecutivo si confronteranno dopo l’accusa di non aver rispettato la promessa di chiudere l’ex Ilva.

A questa missione del governo guardano con molta attenzione anche
i partiti di opposizione. «Dopo un
anno di stop – dichiara il segretario
provinciale del Pd, Ginapiero Mancarelli – finalmente riparte il contratto
istituzionale di sviluppo per Taranto.
Riparte da dove si era fermato e da
dove è rimasto impantanato per un
anno. Non si perda più tempo allora.
90 milioni per Taranto, 72 per l’Arsenale, 30 milioni per le fasce deboli, 2,
5 milioni per le assunzioni Arpa, 30
milioni per la nuova strumentazione
sanitaria.
Queste alcune delle risorse messe in
campo dai Governi Renzi e Gentiloni
che hanno subito un brusco stop da
chi in campagna elettorale ha raccontato fandonie ed oggi non può che
proseguire la strada già intrapresa per
tenere Taranto al centro delle azioni
di questo Governo».
«Il Cis, si badi bene – prosegue
Mancarelli – rappresenta proprio una
misura di sistema per rendere Taranto
emancipata dalla monocultura industriale. Disegna nuovi scenari rendendo prioritario lo sviluppo del porto,
della Città Vecchia e dell’Arsenale. Ed
allora non si comprendono davvero
le ragioni di questo illogico freno per
l’immediato utilizzo di queste somme.

Risorse dei Governi a guida Pd che Di
Maio utilizzerà per la sua mediocre
campagna elettorale.
Se questo è il male minore lo accettiamo per il bene di Taranto ma chiediamo con forza di proseguire
spediti nella realizzazione di quanto
lasciato in dote. Si sbrighi Di Maio.
Recuperi il tempo perduto e utilizzi
tutte le risorse appostate».
«Certo – conclude il segretario del
Pd – che con un filo di amarezza non
possiamo che rimarcare come il Cis
veda oggi, nella nuova convocazione,
la mancanza di diversi attori istituzionali e sociali che prima venivano
invitati e potevano essere sentinelle
positive del territorio. Oggi Di Maio
ha allontanato questi, penso a Cgil,
Cisl Uil a favore di qualche attore di
sottogoverno ministeriale che nulla
conosce delle vicende tarantine. Taranto ha perduto un anno grazie a questo Governo. Speriamo non perda la
speranza dopo questa convocazione».

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