27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 11:41:49

Cronaca

​L’addio ad Antonio, funerali blindati​

Il procuratore Capristo:«Saranno chieste pene esemplari»


MANDURIA – Si sono svolti in forma
strettamente privata, nella residenza
socio-assistenziale Oasi Santa Maria,
i funerali del 66enne Antonio Stano,
bullizzato da 14 ragazzi (solo due
maggiorenni) e morto il 23 aprile
scorso dopo diciotto giorni di agonia.

I giovani rispondono di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e
danneggiamento
“L’intervento è stato tempestivo, ma
sarebbe stato ancora più tempestivo
se quelli che sapevano avessero informato gli organi di polizia molto tempo
prima: oggi Stano sarebbe tra noi”. Ha
detto il procuratore di Taranto, Carlo
Maria Capristo in una in intervista al
Tg1. Sulla violenza ci sarebbero filmati
fatti con i telefonini dalla baby gang
che testimonierebbero che l’uomo
veniva sottoposto a vessazioni.“Tutti
coloro che hanno partecipato – ha
detto il procuratore Capristo – saranno
chiamati a rispondere e nei confronti
di costoro saranno chieste pene esemplari».

Intanto il medico legale Liliana
Innamorato, che ha avuto l’incarico
di eseguire l’autopsia sul cadavere di
Antonio Stano, ha chiesto sessanta
giorni per dare risposte ai quesiti posti
dalla Procura. Gli inquirenti, per i due
maggiorenni il pm Remo Epifani e per
i dodici minorenni il procuratore capo
della Repubblica per minori, Antonella
Montanaro, hanno chiesto di accertare
«l’esistenza di affezioni patologiche, e
se le stesse possano essere state causate, concausate o aggravate da fatti traumatici, anche di natura psichica» subiti
dal pensionato. Il prossimo 4 maggio
in programma la marcia per la civiltà
con la partecipazione di associazioni di categoria, movimenti e partiti. Sul caso
è intervenuto il presidente dell’Ordine
degli Psicologi della regione Puglia,
Antonio Di Gioia.

“L’indifferenza
della rete sociale è manna del bullismo- ha detto Di Gioia- per alcune
famiglie di Manduria dal 6 aprile la
vita è cambiata. Imprenditori, professionisti, operai, casalinghe, persone
che non avevano mai avuto a che fare
con la giustizia, si sono ritrovati con un
macigno sul petto che toglie il respiro
nell’affrontare le accuse rivolte ai propri figli. Quattordici ragazzi violenti
per noia. Dalle giustificazioni rese ad
avvocati e genitori e pubblicate dalla
stampa emergono le caratteristiche del
branco che nessuno ha riconosciuto
come tale .Imbarazzante il silenzio di
quella parte di comunità che sapeva
ed ha taciuto”.

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