14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 07:07:17

Cronaca

​Blitz Città Nostra, in Appello ventinove riduzioni di pena​

La decisione dei giudici di secondo grado


Processo Città Nostra:
pene ridotte in Appello.

I giudici di secondo grado hanno
ridotto la condanna a otto anni a
Daniele Angelini; a quattro anni e
quattro mesi a Giuseppe Carella; a
sette anni a Massimiliano Cocciolo;
a sette anni e quattro mesi a Giuseppe
D’Addario; a sette anni a Cosimo De
Leonardo (per il quale è stato escluso
il ruolo di promotore): a dieci anni
a Pasquale De Leonardo; a otto anni
e quattro mesi a Franco De Santis; a
nove anni a Gaetano Diodato; a undici
anni e otto mesi ad Angelo Di Pierro;
a sedici anni e due mesi a Cosimo
Di Pierro; a sette anni e otto mesi a
Emanuele Giannotta; a due anni ad
Alfonso Greco; a un anno e otto mesi
ad Alessandro La Torre; a sette anni e otto mesi a Cosimo Inerte; a sette anni
e quattro mesi a Tommaso Liuzzi; a
quattro anni e nove mesi a Valentina
Loperfido; a otto anni e otto mesi a
Francesco Mancino; a otto e otto mesi
a Piergiuseppe Pintrella; a due anni
e quattro mesi a Francesco Micoli (
pena totale in continuazione con altra
sentenza: sette anni e quattro mesi); a
sei anni e otto mesi a Davide Montella; a un anno e otto mesi a Giuseppe
Natale; a un anno e quattro mesi a
Umberto Nigro; a un anno e quattro
mesi a Cosimo Nitti, a quattro anni e
quattro mesi a Gabriele Pignatelli; a
sette anni e otto mesi Laura Rossano;
a sette anni ad Andrea Sansone;

Pene
confermate, invece, per altri dodici
imputati.
Il collegio di difesa composto dagli
avvocati Salvatore Maggio, Luigi
Esposito, Gaetano Vitale, Luigi Danucci, Angelo Casa, Fabrizio Lamanna, Andrea Silvestre, Patrizia Boccuni, Gianluca Sebastio, Franz Pesare,
Enzo Sapia, Samanta Dellisanti.
“La città è nelle nostre mani” aveva
detto agli affiliati il presunto capo
Cosimo Di Pierro.
Secondo l’accusa per imporre la propria egemonia l’organizzazione aveva
dichiarato guerra agli altri gruppi
della mala tarantina. Alla fine del
2014 si era registrata una escalation
di sparatorie nelle vie della città. Gli
investigatori della Squadra Mobile
durante le indagini avevano anche
ripreso in diretta un rito di affiliazione
all’organizzazione mafiosa e avevano
recuperato numerose armi.Secondo
gli investigatori l’organizzazione si
era alleata con un gruppo capeggiato
da Gaetano Diodato e da Angelo Di
Pierro (figlio di Cosimo Di Pierro)
specializzato nel traffico di droga.
Le indagini sono iniziate dopo che a
Cosimo Di Pierro erano stati concessi
i “domiciliari”.

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