Cronaca

​Libertà di stampa, l’Europa boccia Di Maio ​

Il rapporto del Consiglio d’Europa su politici e media


Luigi Di Maio finisce
nel mirino del Consiglio d’Europa
per gli attacchi alla libertà di stampa.
Nel suo Rapporto sulla libertà di
espressione 2018 il Consiglio d’Europa mette sotto accusa il vicepresidente del Consiglio, ministro dello
sviluppo e capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, per
aver esercitato pressioni finanziarie
sui media allo scopo di limitare la
libertà di stampa in Italia.

Va detto che il Consiglio d’Europa
è la principale organizzazione di difesa dei diritti umani del continente.
Include 47 Stati membri, tra cui i 28
membri dell’Unione europea. Tutti
gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, un
trattato voluto per proteggere i diritti
umani, la democrazia e lo stato di
diritto.
E veniamo alle accuse che il rapporto
rivolge ai politici e in particolare
proprio a Luigi Di Maio.
«Le pressioni finanziarie – si legge
nella parte del rapporto dedicata
all’indipendenza dei mezzi di informazione – il favoritismo e altre
forme di manipolazione indiretta del
media possono costituire museruole
insidiose e sono usate sempre di più
da politici di ogni colore».

«In Italia – è scritto ancora nel
rapporto – il vice primo ministro e
leader del Movimento 5 Stelle ha
chiesto alle imprese detenute dallo
Stato di smettere di fare pubblicità
sui giornali e ha annunciato piani per
una riduzione dei contributi pubblici
indiretti ai media nella legge di bilancio 2019».
Ma non è tutto: il Consiglio d’Europa
si sofferma anche su un post sui social media pubblicato da Di Maio nel
novembre 2018 che «conteneva linguaggio insultante contro giornalisti
italiani e chiedeva nuove restrizioni
legali sugli editori».

Di Maio però non è l’unico ad essere bacchettato dal Consgilio d’Europa
che, più genericamente, critica duramente i politici italiani accusati
di avere atteggiamenti razzisti e
xenofobi «in particolare sui media e
su Internet»
«Preoccupano – è scritto nel rapporto
del Consiglio – l’aumento degli atteggiamenti razzisti, della xenofobia e
delle posizioni anti Rom nel discorso
pubblico» e si segnala anche un «aumento dei discorsi d’odio da parte
dei politici».
Nella relazione si esprime anche preoccupazione per la politica di chiusura dei porti ai migranti in merito
«alle recenti iniziative per impedire
alle navi di soccorso di attraccare
nei porti italiani».

Per totrnare alla
libertà di stampa, l’attacco ai giornalisti, ai giornali e agli editori è
sempre stato un cavallo di battaglia
del Movimento Cinquestelle: una denigrazione sistematica del ruolo della
stampa, spesso oggetto di insulti e
contumelie. Uno degli episodi più
volgari e emblematici della consideraizone che il M5S ha verso i giornali
ed i giornalisti risale al novembre del
2018, all’indomani dell’assoluzione
di Virginia Raggi nel processo sulle
nomine al Campidoglio. In quella
occasione Alessandro Di Battista
definì i gironalisti «pennivendoli» e
«puttane». Di Maio, invece, stilò la
lista dei giornalisti «cattivi» a cui si
aggiunse poi a lista dei cattivi editori.
Ovvviamente accanto alla lista dei
giornalisti graditi al Movimento.

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