14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca

Il branco rimane in carcere

Inchiesta sulla morte di Stano: gli indagati si dicono dispiaciuti e provati


La “banda degli orfanelli” ora è divisa
tra la casa circondariale di largo Magli e il carcere
minorile di Bari. I due maggiorenni restano dentro
dopo che il gip Rita Alessandra Romano ha emesso
le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Stessa
sorte per i sei minorenni trasferiti al “Fornelli” del
capoluogo regionale dopo che il gip del Tribunale per
minorenni, Paola Morelli, ha spiccato i provvedimenti restrittivi nei loro confronti, nell’inchiesta sulla
morte del 66enne manduriano Antonio Stano.

Intanto
in queste ore inizia a delinearsi la linea difensiva. Gli
avvocati Franz Pesare e Armando Pasanisi, i quali
assistono uno dei maggiorenni, si dicono pronti a
presentare un ricorso al Tribunale del Riesame. Il
collegio di difesa è composto anche dagli avvocati
Lorenzo Bullo, Davide Parlatano, Antonio Liagi,
Cosimo Micera e Piergiovani Lupo.
Gli avvocati hanno tenuto a dire che i loro assistiti si
sono detti dispiaciuti per la terribile vicenda e sono
molto provati a causa dei provvedimenti restrittivi.
«Stano – scrive il giudice Romano – è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato
dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato
anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e
disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la
paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi
subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi
in rete) in tali umilianti condizioni.

La misura della
custodia cautelare in carcere – prosegue il gip – appare
sostanzialmente adeguata alla gravità dei fatti, avendo
gli indagati dimostrato notevole inclinazione alla
consumazione di reati, totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori». Per il giudice delle indagini
preliminare il carcere appare necessario per evitare
che simili violenze si ripetano. Sottolinea come i
nuclei familiari dei due indagati «hanno dato prova
di incapacità a controllare ed educare i due giovani».
Anche il gip del Tribunale per i minorenni di Taranto, Paola Morelli, ha firmato l’ordinanza di custodia
cautelare in carcere per i due 16enni e i quattro 17enni
i quali, insieme ai due maggiorenni, sono accusati
di tortura, sequestro di persona, danneggiamento e
violazione di domicilio.

«I gravi indizi di colpevolezza- scrive il giudice nel
provvedimento restrittivo- non solo non sono scalfiti
dalle dichiarazioni degli indagati fatte in udienza,
ma ne sono entro certi limiti rafforzati per come già anticipato. Per il gip, laddove i video li rendono
visibili, hanno ammesso il loro coinvolgimento anche perfezionando o ampliando l’ipotesi accusatoria
e, laddove non registrano la loro presenza l’hanno
negata.
E’ il caso di osservare che la mancata ripresa video
delle persone fisiche di alcuni indagati, non è automaticamente indicativa del loro mancato coinvolgimento anche in quello specifico fatto. La particolare
conformazione dei luoghi della casa (fatta di spazi
lunghi, stretti e angusti), il modesto raggio d’azione
della telecamera del cellulare e i brevissimi tempi
di autonomia di ripresa, non hanno in alcun modo
assicurato la completezza dello scenario delittuoso e
il numero dei suoi protagonisti».

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