16 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Maggio 2021 alle 15:41:06

Cronaca

​«Vogliamo tornare a Palazzo degli Uffici»​

Appello del Collegio docenti e del Consiglio d’Istituto


Nella seduta del 29 aprile il Collegio dei docenti del liceo “Archita”, presieduto dal dirigente scolastico reggente, professoressa Angela Maria Santarcangelo, ed il Consiglio d’istituto, presieduto dalla dottoressa Valeria Basile, hanno discusso ed esaminato la questione relativa alla destinazione d’uso del Palazzo degli Uffici di Taranto «lo storico edificio nel quale l’“Archita” ebbe sede nel 1876, prima come Ginnasio comunale e nel 1889 come Regio Liceo-Ginnasio.

Da quella data, salvo brevi parentesi belliche, il liceo è stato ospitato nel Palazzo degli Uffici, in locali ottenuti dalla sopraelevazione del vecchio Orfanotrofio per i figli di militari deceduti, istituito dai Borbone alla fine del ‘700 – si legge nel documento del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto dell’Archita – Questo storico edificio, dichiarato bene culturale e sotto vincolo della Soprintendenza ai beni culturali, ha scandito il risveglio dei tarantini nel campo dell’istruzione e della cultura, ospitando, nel corso della sua secolare storia, autorità dello Stato, come l’attuale Presi­dente della Repubblica Sergio Mattarella, e uomini e donne di chiara fama nazionale ed internazionale, come lo statista Aldo Moro, che dell’“Archita” fu allievo. La costruzione del Palazzo degli Uffici venne ultimata nel 1894, ma i lavori di rifinitura di arredamen­to si protrassero ancora e l’inaugurazione ufficiale venne fatta solo il 28 giugno 1896.

Tenne il discorso ufficiale il facente funzio­ne di Sindaco Alessandro Criscuolo. Con le Autorità e le varie rappresentanze erano presenti le scuole in festa, prime fra tutte le scolaresche dell’“Archita”, alle quali ad un certo momento l’oratore in special modo rivolse le sue alate parole:… Venga la nuova scuola: qui il fulgido pensiero del vero, qui le alte e pure ispirazioni dell’arte! L’amore del bello, la fede nel buono dia luce e fiam­me, qui, al cuore ed al pensiero di una forte, austera e generosa italica gioventù. Che da queste aule esca a portare nelle case e nella vita, nei pubblici negozi, nel Foro, nella cattedra, sui campi delle battaglie, forza di braccio, di pensiero, di coscienza … Fu opportuno il pensiero di voler congiunta la festa della giovinezza e della scuola col giorno augurale di questo palazzo. L’una e l’altra attestano che la patria risorge e si rinnovella … L’oratore così terminava: Oh! elleni, o padre nostro sapiente, divinatore e buono, tu, oggi, ritorni in mezzo a noi. L’ombra sua torna, ch’era dipartita”».

Pagine di storia indelebili che il Collegio dei Docenti e il Consiglio di Istituto del Liceo “Archita” ripropongono «all’attenzione delle Pubbliche Istituzioni e della collettività tutta alla vigilia di scelte importanti che saranno decise in relazione alla destinazione d’uso del Palazzo degli Uffici, al centro di immi­nenti lavori di ristrutturazione e di ritorno, speriamo quanto prima, alla sua fruibilità. Gli organi collegiali del liceo “Archita”, che da alcuni anni “girovaga” per la città e che attualmente opera su due sedi, fa proprie le preoccupazioni espresse nei giorni scorsi dall’associazione Aldo Moro, ex studenti, ex docenti e docenti dell’Archita a propo­sito dell’assenza di certezze circa il ritorno del Liceo nella sua storica sede, e tuttavia confidano nella saggezza delle Pubbliche Amministrazioni, Comune e Provincia in primis, perché sia data continuità alla storia di Taranto.

Anche noi chiediamo che ven­gano tenute presenti le parole di Alessandro Leogrande, se la Città davvero, come è nei voti dell’Amministrazione comunale, vuole ricordarlo e rendergli omaggio! “Centoqua­ranta anni per un liceo sono tanti. In una città che ha cambiato radicalmente il suo volto dopo l’Unità d’Italia, il Liceo Archita è stato un centro di cultura e di stimolo, di incontro tra generazioni diverse, coevo a quella grande trasformazione: è stato un punto fisso della geografia sociale e cul­turale di una parte della regione. Come si è soliti dire, ha formato buona parte della classe dirigente cittadina e regionale, e chi lasciando la città, si è impegnato altrove. Fin da quando ho varcato per la prima volta l’ingresso del liceo su Piazza della Vittoria, davanti al Monumento dei caduti, e sono salito per le ripide scale che portavano al secondo piano, ho avuto subito chiara la percezione che l’Archita fosse per Taranto ciò che il D’Azeglio, il Parini, Il Berchet, il Tasso o il Mamiani erano o erano stati per altre città”.

L’assetto attuale del Liceo è costituito dalle due scuole superiori storiche della città: il Liceo Ginnasio “Archita” e l’Istituto Magistrale “Livio Andronico”, la cui antica insegna è visibile dall’ingresso di corso Umberto I del Palazzo degli Uffici. Entrambe le scuole sono state allocate in quel Palazzo sin dalla loro istituzione. In considerazione di quanto detto, il Collegio dei Docenti e il Consiglio di Istituto avan­zano queste proposte: consentire il ritorno in un’area di quel Palazzo di tutto il Liceo, attualmente dislocato su due sedi, una delle quali si trova nel complesso delle suore Maria Immacolata che comporta un costo oneroso per la comunità; salvaguardare quei beni che sono patrimonio del Liceo e che restano tracce importanti della sua presenza secolare in quel Palazzo (anche se per incu­ria e abbandono una buona parte di essi è andata perduta): biblioteca, strumentazione scientifica, collezioni naturalistiche, colonne provenienti da scavi archeologici, busti mar­morei e in gesso di personaggi famosi; ricordare che il liceo “Archita” è sempre stato un grande attrattore culturale, che anzi la storia di questa scuola si è sempre intrecciata, nel corso dei suoi lunghi anni, con la storia culturale della Città le cui tracce, in molti casi, sono state cancellate per mancanza di sensibilità e di consapevolezza da parte delle Istituzioni e dei cittadini; ricordare che in quel liceo sono transitati i nomi più famosi della cultura nazionale; considerare che il liceo “Archita” è sempre stata una scuola aperta al territorio e capace di interagire con esso e con il suo variegato tessuto sociale e culturale; ricordare che il deperimento del borgo è iniziato da quando il liceo “Archita” ha dovuto lasciare la sua sede storica; consi­derare l’evidenza che la presenza di luoghi di formazione nei centri cittadini – in tutto il mondo – costituisce rilevante elemento di rivitalizzazione degli stessi (prova ne è nella nostra Città la presenza del Polo Universita­rio Jonico).

Chiediamo alle Istituzioni anche il nostro coinvolgimento nelle scelte che da qui a poco andranno formulate. Il tutto con il sostegno delle associazioni, del mondo culturale e scolastico cui sottoponiamo, per la sottoscrizione, questo documento».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche