13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca

Il modello virtuoso dell’Eni

«Porte aperte allo stabilimento. Un percorso di trasparenza e alleanza con il territorio»


«Generare valore a
lungo termine promuovendo la sostenibilità sociale e ambientale».
Il modello di business Eni, che nei
giorni scorsi – e fino a luglio – programmerà l’apertura dello stabilimento di Taranto per chi vorrà conoscere
meglio l’azienda, i suoi know how e i
processi di raffinazione del petrolio,
secondo il presidente di Confindustria
Taranto, Vincenzo Cesareo, «ricalca
un percorso virtuoso di trasparenza e
“alleanza” con il territorio».

«Abbiamo salutato con grande favore,
qualche giorno fa, le “porte aperte”
alla città dello stabilimento Eni di
Taranto: un’iniziativa che si ripeterà
anche a giugno e luglio prossimi
consentendo ai cittadini di fruire di
informazioni utili e soprattutto di
“toccare con mano” i processi di raffinazione del petrolio, le tecnologie e
gli strumenti più innovativi applicati a
tali processi, che vanno indubbiamente
nella direzione da tutti auspicata: il
rispetto della sicurezza, della salute
e dell’ambiente, diritti inalienabili e
soprattutto – come più volte lo stesso
management sottolinea – non “alternativi” – spiega Cesareo – Perché
rilanciare, a distanza di giorni, l’iniziativa in oggetto? La domanda è quasi
retorica, perché a Taranto un percorso
di questo genere non può e non deve
passare veloce e quasi inosservato,
esattamente nella stessa misura in
cui un’emergenza ambientale, o presunta tale, (pensiamo alle cosiddette emissioni odorigene, o alle emissioni
di fumi e vapori) non va sottaciuta o
dimenticata, e ne vanno invece stabiliti
cause ed effetti.

Ciò che il management Eni, nel rispetto dei suoi standard e dei suoi valori associativi (il cui imprinting è nel
nome di Enrico Mattei, il fondatore)
sta portando avanti oramai da tempo
è infatti un’operazione di ascolto delle
istanze del territorio e, anche in base a
queste, di traduzione di questi bisogni
attraverso sempre maggiori attenzioni
e conseguente applicazione di migliori
tecnologie. Lo ha fatto con le già citate
emissioni odorigene, lo sta facendo
adottando tecnologie che vanno anche
oltre quanto previsto dagli standard di
legge (in senso migliorativo) in modo
da abbattere progressivamente le emissioni di CO2. Tutto questo è documentabile, riscontrabile e soprattutto insito
a chiare lettere nella mission che Eni
ha deciso di portare avanti a Taranto
come in altri territori, nel rispetto delle
comunità che ospitano gli stabilimenti,
così come recita, da sempre, la policy
del Gruppo.

Sottolineare queste best
practices – evidenzia il presidente di
Confindutria Taranto – è un diritto/
dovere dell’azienda ma è anche un’esigenza che, come Confindustria, sentiamo di dover esprimere rispetto alla
sempre più diffusa tendenza, di questa
come di altre realtà imprenditoriali
presenti sul territorio, di far viaggiare
assieme due concetti speculari e soprattutto compatibili, ovvero lavoro
e ambiente, sicurezza e occupazione.
Si tratta di un percorso graduale ma
giudicato oramai dai più necessario,
anche perché diventa sempre più evidente come la sostenibilità aziendale
intesa anche come vantaggio competitivo non sia più da considerare un
mero esercizio dialettico ma fondi
invece le sue motivazioni su esempi
reali e tangibili, portando all’adozione
di best practices che vanno dalla produzione di energia da fondi alternative,
al recupero di scarti di produzione in
un’ottica di economia circolare, fino
all’ottimizzazione della logistica e naturalmente all’innovazione di processo
e di prodotto. In una comunità come
la nostra, messa fortemente alla prova
da situazioni difficili e complesse che
hanno caratterizzato la nostra storia
industriale, con gli effetti che ben
conosciamo, sottolineare quanto siano
importanti alcuni percorsi virtuosi,
come quello della nostra raffineria, diventa, prima ancora che la promozione
di un buon risultato, quasi un dovere
morale, un passaggio obbligato nella
stessa ottica di esigenza di dialogo
che ogni azienda, ancor di più se presumibilmente “impattante”, piccola o
grande che sia, dovrebbe intraprendere
con il territorio.

Il nostro auspicio è,
concludendo, che quello che è stato
finora solo un criterio dettato da situazioni contingenti possa diventare una
buona prassi, da mantenere costante
nel tempo, nel rispetto della comunità
ma anche dello stesso concetto di fabbrica, quale creatrice di ricchezza e di
benessere per il territorio in cui opera».

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