27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 22:44:00

Cronaca

​Tre giorni di astensione degli avvocati penalisti​

​La delibera dell'Unione delle camere penali italiana​


L’Unione delle camere penali italiana ha proclamato l’astensione dalle udienze
e da ogni attività giudiziaria nel settore penale
per i giorni 8, 9 e 10 maggio.

Ecco il testo della
delibera del 5 aprile scorso: “Il Parlamento ha
appena approvato l’ennesima riforma penale di
matrice populista e giustizialista, che esclude
la praticabilità del rito abbreviato per “i reati
puniti con la pena dell’ergastolo”.La nuova legge
è stata varata nonostante si fossero espressi
in termini radicalmente negativi – come già
era accaduto per la riforma della prescrizione
– non solo i Penalisti Italiani, ma altresì l’Associazione Nazionale Magistrati ed il Consiglio
Superiore della Magistratura, per non dire di
tutti gli accademici auditi nel corso dell’iter
parlamentare.

L’UCPI ha senza esitazione denunciato che una simile riforma, ispirata ad
una vera e propria idolatria della pena detentiva
perpetua e ad un sempre più manifesto disprezzo del principio della finalità rieducativa della
pena sancita dall’art. 27 della Costituzione,
appare per di più del tutto irragionevole ed
ingiustificata anche rispetto agli obiettivi che
dichiara di voler perseguire, posto che già con
la normativa fino ad oggi vigente è consentito al
giudice, nei casi più gravi, di applicare la pena
dell’ergastolo anche all’esito di giudizio abbreviato, che in tali ipotesi incide solo escludendo
l’isolamento diurno nella espiazione della prima
parte di quella pena perpetua. D’altro canto,
appare gravissimo se non addirittura ripugnante
diffondere e rafforzare l’idea nella pubblica
opinione che una pena di 30 anni di reclusione
possa definirsi una pena “insufficiente” a sanzionare un pur grave crimine; L’adozione della
nuova disciplina avrà, secondo l’unanime parere
di magistrati ed avvocati, un impatto devastante
sulla durata di quei processi, e sulla concreta
operatività delle Corti di Assise che ora saranno,
per una esigenza propagandistica tanto odiosa
quanto inutile per come si è già detto, letteralmente paralizzate da un carico insostenibile di
processi per loro natura connotati da particolare
complessità.

Anche per tale ragione, l’adozione
di limitazioni per l’accesso al giudizio abbreviato appare anche in eclatante contrasto con
il preannunciato intervento riformatore, di iniziativa governativa, finalizzato ad ottenere una
riduzione della durata irragionevole dei processi
penali nel nostro Paese. Proprio nuove misure
sul rito abbreviato destinate ad incrementarne
la operatività, sono tra i punti di condivisione
al Tavolo ad hoc convocato dal Ministro che, a
quanto dichiarato, starebbe invece per approntare un testo di legge delega coerente con gli
approdi raggiunti nel confronto con avvocatura
e magistratura.

È di qualche giorno fa anche
l’approvazione della nuova disciplina della
legittima difesa, pure essa connotata da finalità
esclusivamente propagandistiche, considerata la
diffusa valutazione -ancora una volta condivisa
da magistrati ed avvocati- circa la modestissima
idoneità della nuova formulazione degli artt. 52
e 55 c.p. a poter condizionare concretamente la
comunque inevitabile discrezionalità valutativa
da parte del giudice di circostanze del fatto
del tutto prive di oggettività, quali ad esempio
“il grave turbamento psichico” di chi subisca
un furto in appartamento o nel proprio domicilio; tuttavia tale riforma è foriera di gravi,
potenziali attentati alla sicurezza sociale, da
un lato perché finisce per armare ancor di più,
in via preventiva, la violenza dell’aggressore, e
dall’altro perché diffonde la convinzione che
la vittima di una aggressione domiciliare, anche solo intrusiva, sia assistito da una sorta di
totale impunità nella propria reazione, ciò che
ovviamente non è e non potrà mai essere. La
nuova consapevolezza sociale della drammaticità della violenza di genere si sta traducendo,
nell’iniziativa dell’attuale maggioranza politica,
in misure di dubbio impatto investigativo, e
comunque destinate, ancora una volta, a mortificare le garanzie difensive e l’essenza stessa del
processo accusatorio.

Questa corsa sfrenata alla
introduzione nel nostro sistema penale di norme
tutte ispirate ai più corrivi e violenti sentimenti
che coinvolgono una pubblica opinione sempre
più impaurita ed incattivita dalla quotidiana
semina di un allarme sociale del tutto smentito
dai dati statistici diffusi dallo stesso Ministero
di Giustizia, si alimenta cinicamente di ogni
possibile occasione di cronaca, non riuscendo ad immaginare nessuna altra risposta che
l’inasprimento ossessivo delle pene, fino alla
idea barbarica della castrazione chimica, e la
ricerca costante e forsennata di nemici sociali”.

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