Cronaca

​L’arcivescovo Santoro ha consegnato la statua del Santo Patrono al sindaco Melucci​

La cerimonia de “U Pregge”


Si è tenuta mercoledì pomeriggio la cerimonia de
“U Pregge”, ovvero la consegna al sindaco della statua di
San Cataldo.
L’arcivescovo mons. Filippo Santoro, nel suo discorso, si è
rivolto al primo cittadino Rinaldo Melucci.

«Caro sindaco Le “dono” per questi tre giorni San Cataldo,
perché abbiamo bisogno tutti dello sguardo innamorato
del santo vescovo di Taranto. Innamorato di un amore
dimentico della sua terra d’origine, pronto a dare la vita, con
la lungimiranza di chi non considera il proprio tornaconto
perché ha conservato già da questa vita i suoi tesori in cielo.
È una preghiera la nostra che si affida sicuramente a Dio ma
che non si abbandona alla fatalità, che invece chiede mani e
cuori responsabili per costruire una comunità. Migliaia di
tarantini, Sindaco, saranno in questi nostri giorni di festa,
fianco a fianco, così come lo sono stati durante la Settimana
Santa, mi chiedo se cristianamente gli uni siano convinti
della necessità di portare i pesi degli altri, se ognuno di essi
non si senta invece un’isola in mezzo a tante isole, se non
sentano vibrare la necessità e l’urgenza di costruire legami
di unità e comunione.

La preghiera che non mi stanco di
rivolgere quotidianamente a Dio è quella di sentirci un
unico popolo. E questo deve significare riconoscere il
Signore nel nostro prossimo, riconoscersi in una comunità
tesa al raggiungimento del bene comune – ha evidenziato
mons. Santoro – E la nostra, quella tarantina, stenta ancora
a superare i distinguo che portano alla frammentazione
degli obiettivi, più incline a dividersi su giudizi vari
che a unirsi in percorsi comuni: preghiamo e lavoriamo
insieme per ricostruire la nostra comunità, tutti, cittadini,
amministratori, imprenditori, comunità ecclesiale. Lo scorso
anno le presentai in questa occasione il centro notturno per
senza fissa dimora “San Cataldo vescovo” e le annunciai
la riapertura del santuario della Madonna della Salute.

Ebbene, il santuario di Monteoliveto è ritornato a essere
quel luogo di devozione che tanti tarantini ricordavano
e che legavano ai “tempi belli” della città vecchia, tempi
che desideriamo tutti tornino convinti come siamo che
la città non possa essere rifondata se non partendo dalle
sue fondamenta che affondano nei vicoli dell’Isola e dai
cittadini che la abitano. L’ecologia integrale tanto cara a
papa Francesco – ha ricordato l’arcivescovo – ci parla di
questo, della valorizzazione dell’uomo in un ambiente
sano, che gli garantisca uno sviluppo armonico del corpo
e dell’anima, a questo dobbiamo tendere mettendo insieme
tutte le nostre migliori energie. Da questo dobbiamo ripartire
sostenuti dalla presenza viva del Signore e dalla protezione
del nostro Patrono. San Cataldo ha tanto viaggiato, troviamo
le sue tracce dal Medio Oriente all’Europa del Nord, ma ha
scelto di fermarsi a Taranto, di svolgere qui la sua missione
di vescovo, chissà quali sono state le motivazioni che lo
hanno portato a fare questa scelta!

Si sarà sicuramente
messo nelle mani del Signore, lo avrà pregato perché
gli desse un segno, lo sostenesse. Anche io e lei, come
San Cataldo, oggi ci affidiamo al Signore, non è facile il
compito che spetta a ognuno di noi, seppur diverso. L’intera
comunità, guidata e per mezzo di San Cataldo, chieda al
Signore di ritrovarsi coesa e forte tanto da poter far valere
le sue giuste ragioni che ci parlano di un ambiente sano,
di un’offerta sanitaria adeguata, di lavoro degno e di una
città ben amministrata, di una città vecchia al centro delle
sue attenzioni. Chiediamo altresì di essere noi tutti parte
attiva di un processo di cambiamento che non può essere
demandato a terzi ma che deve vederci tutti protagonisti.

Quella che le affido – ha concluso mons. Santoro rivolgendosi
al sindaco Melucci – non è una statua, è il simulacro sacro
del nostro Santo Patrono che ha attraversato i secoli e
altrettanti ne attraverserà; che ha conosciuto anni fastosi e
bui: confortato dalla fede ho la concreta speranza che, sotto
lo sguardo di San Cataldo e con il contributo di ognuno,
il nostro cammino sarà per un presente e per un futuro
migliore. Buona festa di San Cataldo a tutti!».

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