07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

​Un Dossier Taranto da Legambiente​

Ex Ilva, Mar Piccolo e bonifiche i temi affrontati


Anni di ritardi, omissioni e promesse mancate, diritti
negati pesano sull’ex Ilva di Taranto e sulla città pugliese. Ora la
città non può più aspettare, servono risposte chiare e fatti concreti in
nome del popolo inquinato e dei cittadini di Taranto. Si diano risposte
sulla VIIAS – la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e
sanitario -, sullo stato delle bonifiche delle aree contaminate di competenza dei Commissari straordinari di Ilva in As (Amministrazione
Straordinaria) e sull’utilizzo delle risorse a loro disposizione, sulla
bonifica del Mar Piccolo, sull’utilizzo delle acque reflue dei depuratori Gennarini e Bellavista. Ed ancora sul Contratto Istituzionale di
Sviluppo di Taranto, sugli interventi che riguardano lavoro e sicurezza
dell’ex polo siderurgico, e si chiarisca la questione dei risarcimenti
ai cittadini di Taranto.

Temi sui quali ad oggi ci sono ritardi cronici,
mentre Taranto continua a pagare lo scotto dell’ex Ilva in termini
di ambiente, salute e lavoro. Ora bisogna davvero pensare al bene
di questa città e a quello dei suoi cittadini, garantendo il diritto alla
salute, al lavoro e all’istruzione.
Sono queste le richieste che Legambiente rilancia dal capoluogo
tarantino e che ha riassunto nel “Dossier Taranto” presentato dal
Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, insieme a Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco
e Massimo Moretti, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di
Legambiente Taranto. Nel dossier l’associazione ambientalista fa il
punto sui ritardi annosi che ruotano intorno all’ex Ilva, a partire dalla
mancata Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario
(VIIAS), azione che l’associazione ambientalista ha sollecitato in
questi anni ai vari Esecutivi compreso quello Conte, senza che nessun
provvedimento sia stato mai adottato.

“Taranto – dichiara il Presidente nazionale di Legambiente Stefano
Ciafani – è stanca di attendere. Al Governo Conte chiediamo di
rendere obbligatoria, prima del prossimo incontro del 24 giugno
a Taranto, la VIIAS per il polo siderurgico. Al di là dell’eventuale
decreto interministeriale annunciato, che resta un provvedimento
amministrativo, ci sono tutti i presupposti di necessità e urgenza che
giustifichino l’emanazione, da parte del Governo, di un decreto legge.
Nei giorni scorsi la città ha urlato la sua rabbia, il suo dolore, la sua
angoscia insieme a tanti cittadini e bambini del quartiere Tamburi.
E tornerà a farlo: perché non si può chiedere a nessuno di attendere
in silenzio che, a posteriori, vengano confermati anche per il Piano
Ambientale targato Arcelor Mittal, i rischi per la salute evidenziati
da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto nella Valutazione
preventiva del Danno Sanitario effettuata prendendo a riferimento
una produzione di otto milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta
dal solo ciclo integrale ad A.I.A. del 2012 completamente attuata. Una valutazione che nessuno ha mai confutato, rispetto alla quale
continuano a non essere fornite indicazioni concrete su come quei
rischi possano essere scongiurati, riferita ad un’A.I.A. sovrapponibile
per molti elementi a quanto previsto dall’attuale Piano Ambientale”.

“La città di Taranto e l’Italia – aggiunge Ciafani – hanno bisogno
di soluzioni innovative e coraggiose, in grado di coniugare la tutela
dell’ambiente, la qualità della vita, la salute dei cittadini e il diritto al
lavoro. Noi pensiamo che il futuro dell’acciaio sia in una produzione
totalmente “decarbonizzata”, capace di abbattere le emissioni inquinanti, ma passeranno anni, prima che questo diventi realtà: occorre
lavorare per costruire questo futuro e preoccuparci di fare in modo
che gli anni che ci separano da esso non siano segnati da danni inaccettabili, da dolori e sofferenze che sarebbe stato possibile evitare”.

Tornando al dossier Taranto, sul fronte della sicurezza e innovazione
occorre dare garanzie a lavoratori e cittadini. La salute e la sicurezza
di chi lavora nell’ex ilva vanno di pari passo con la salute e la sicurezza
dei bambini e dei cittadini di Taranto: per questo servono notizie e
cifre certe, impegni chiari, trasparenti e verificabili. Per Legambiente
è importante che i nuovi Commissari di ILVA in AS o, direttamente, il Governo, chiedano ad Arcelor Mittal informazioni precise e
dettagliate riguardo l’ammontare della spesa effettuata da novembre
ad oggi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti,
le somme impegnate fino a fine 2019, la specifica degli impianti su
cui sono state o saranno spese tali somme.

Nello stesso tempo l’associazione ambientalista chiede di conoscere a quanto ammontino
le somme anticipate da ILVA in AS per permettere un rapido avvio
delle opere previste dal Piano Ambientale, se Arcelor Mittal abbia
già provveduto a rimborsarle o a quanto ammonti l’eventuale residuo.
Inoltre Legambiente ribadisce di ritenere inadeguato quanto previsto
dal Piano Ambientale in vigore per le cokerie, tra le principali fonti
inquinanti dello stabilimento, a partire dai tempi di attuazione degli
interventi, che risultano dilatati rispetto alla vecchia A.I.A., come già
evidenziato nelle Osservazioni presentate a suo tempo dall’associazione. Altro tasto dolente è legato alle bonifiche delle aree contaminate
e alla depurazione, due chimere per la città di Taranto. Serve anche
una decisa accelerazione sugli interventi di bonifica del Mar piccolo.
Gravato dai veleni riversati negli anni dall’Arsenale Militare, dagli
ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, il Mar Piccolo è
stato inserito sin dal 1990 nelle aree a elevato rischio ambientale e
dal 1998 è tra i Siti di Interesse nazionale (SIN). Per la sua bonifica
erano stati stanziati 119 milioni di euro. Il primo commissario straordinario alla bonifica di Taranto, l’ingegner Alfio Pini, fu nominato
a gennaio 2013.

L’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli,
è stata nominata a luglio del 2014. Sei anni di commissariamento e
la bonifica del mar Piccolo continua a essere in alto mare. Sul fronte
della depurazione l’ex Ilva, per il raffreddamento dei suoi impianti e
per necessità di processo, utilizza ingenti quantità di acque prelevate
da varie fonti: Mar Piccolo, Tara, Sinni, Fiumicello, ma anche da 32
pozzi. Di contro le acque reflue trattate dei depuratori Gennarini e
Bellavista vengono scaricate a mare. Le acque prelevate in ingenti
quantità dall’Ilva, risultano sempre più strategiche per garantire
l’approvvigionamento idrico per uso civile e agricolo in particolare
durante l’estate. Si aspettano risposte anche sul Contratto Istituzionale
di Sviluppo (CIS) di Taranto e gli interventi di rigenerazione urbana
e sulla questione risarcimenti danni. Sul fronte
della rigenerazione urbana, occorre accelerare
gli interventi riguardanti la creazione del polo
museale dell’Arsenale Militare che può diventare
un grande polo culturale e turistico affiancando
l’esperienza del Mar.Ta, il Museo Archeologico
di Taranto, il recupero della Città Vecchia di
Taranto per la quale Legambiente propone di
aprire un grande cantiere di restauro – ripetendo l’operazione culturale fatta a Matera con il
recupero dei Sassi – che preveda un’accurata
opera di conservazione, restauro e recupero
del patrimonio edilizio coniugando le moderne
esigenze dell’abitare con quelle del restauro e
della conservazione. Per i tre gruppi di lavoro
l’associazione è disponibile a partecipare fornendo idee e proposte affinché, nella individuazione
delle scelte, siano prese in seria considerazione
le ragioni dei cittadini di Taranto.
Sulla questione risarcimento danni, Legambiente
chiede infine di affrontare, senza intaccare le
risorse destinate alla bonifica.

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