29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

Cronaca

​National Geographic, occhi su Mar Piccolo​

​Il bacino lagunare di Taranto tra inquinamento, pesca di frodo e altre criticità. Ma resta un patrimonio da valorizzare​


«Arrivando a Taranto dall’Autostrada ci si
rende già conto che un po’ di ragione ce l’hanno i tarantini quando si sentono abbandonati dalle autorità: la E843
termina improvvisamente in mezzo al nulla poco prima di
Massafra, e gli ultimi 20 km vanno percorsi su una statale
a una sola carreggiata, stretta e piena di buche. La statale
porta lentamente nei pressi della famigerata Ilva (…) Prendi
fiato solo qualche chilometro dopo, quando, all’improvviso,
compare sulla destra la distesa azzurra del Mar Piccolo, di
un colore scintillante decisamente fuori posto, lì in piena
periferia».

Inizia così l’interessante approfondimento che il prestigioso
National Geographic, nella sua edizione online, dedica al
Mar Piccolo di Taranto, a firma di Lisa Signorile. Si legge
ancora: «L’appuntamento con Fabio Millarte, presidente del
Wwf Taranto, è all’ingresso della Svam, Scuola Volontari
Aeronautica Militare, un’area militare che include anche
un tratto di costa del Mar Piccolo. “Abbiamo un accordo
con l’aeronautica come Wwf”, mi spiega Millarte mentre in
macchina attraversiamo la base. “Ci hanno affidato alcuni
locali che non vengono più usati per via dei tagli di spesa alle
forze armate, in cui abbiamo aperto il nostro Ecomuseo, e in
cambio contribuiamo a controllare che i pescatori di frodo
non si avvicinino all’area militare” (…) quasi subito dopo
essersi affacciato sulla banchina, Millarte richiama la mia
attenzione su una coppia di cavallucci marini, strettamente
ancorati alla Cimodocea nodosa che cresce sul fondale, una
pianta vascolare marina. Di lì a poco ne scorgiamo molti
altri, inerti e pacifici come solo gli ippocampi sanno essere,
ignari della nostra presenza e dei rischi a cui sono esposti.

Nell’arco di pochi metri di costa scorgiamo in poco tempo
altri pesci, come ghiozzi e un misterioso pesce ago bandeggiato a strisce bianche e nere, un parente dei cavallucci
marini sulla cui identità i biologi marini dell’Università di
Bari, che studiano la zona, ancora nutrono dubbi. Scorgiamo anche invertebrati insoliti, come lepri di mare, policheti variopinti o spirografi, ma la zona abbonda di spugne, briozoi,
ascidie, gasteropodi, lamellibranchi e tanti altri per un totale
di almeno 200 invertebrati e 134 specie di alghe. Una comunità ecologica di tutto rispetto, se non fosse un po’ anomala:
“una buona percentuale delle specie presenti sono alloctone”,
mi spiega Giuseppe Corriero, direttore del dipartimento
di Biologia dell’Università di Bari.

“Il Mar Piccolo è uno
straordinario esperimento umano a cielo aperto in cui si è
costruita nel tempo una comunità mostruosa, una specie di
“Frankenstein ecologico” in cui coesistono specie esotiche
e specie autoctone (…) Tra i vertebrati ci sono anche, ospiti
fissi del golfo di Taranto, delfini e tartarughe marine. Solo
che, mentre i delfini restano più al largo e vengono ammirati
da lontano, le tartarughe marine si avvicinano alla costa e,
soprattutto, alle reti fini dei pescatori di frodo che, oltre ai
cavallucci marini, catturano un po’ di tutto, per esempio il
novellame (gli stadi infantili dei pesci) e le larve delle seppie,
una delikatessen ricercata sui nostri mercati ma vietata (…)
L’Ilva e il suo paesaggio lunare sembrano lontanissimi, ma
purtroppo non è così. I giorni scorsi la guardia costiera di
Taranto ha sequestrato un’area di 26.000 ettari frequentata
dai fenicotteri sul Mar Grande, in località Sabbione, a causa
di gravi illeciti ambientali tra cui disboscamento, deturpamento, inquinamento tramite rilascio di materiale edile di
risulta e stesura di cavi elettrici abusivi. Sembra quasi ci sia
una gara, nel Golfo di Taranto, tra la natura che cerca di
resistere e l’uomo che continua a devastarla».

2 Commenti
  1. vincenzo 2 anni ago
    Reply

    Meno mae che sono arrivati con l’A/14 che termina (per volere di chi ?) prima di Massafra. Potevano arrivare con l’auto da Bari a Taranto così avrebbero notato che Cristo non si è fermato solo a Eboli. Si è fermato subito dopo Gioia del Colle. Quì termina la Strada Statale 100 a quattro corsie con guard rayl centrale e doppia corsia per ogni senso di marcia e inizia il tratto di strada da Gioia a Taranto con una sola carreggiata. Il tratto è teatro di gravissimi incidenti (anche mortali) e nessuna voce politica si erge a protestare sul perchè è privilegiato il tratto in provincia di Bari e non completare tutta la strada s. 100. Misteri della politica e delle scelte dell’ANAS. Fotunatamente i redattori non sono arrivati qualche anno prima così si sarebbero trovati con le “forche caudine” (il tratto di Massafra che con i suoi semafori creava code chilometriche).

  2. Fra 2 anni ago
    Reply

    La prossima volta consiglio di venire in treno ,magari si evitano le buche ,così verrete attratti da quel odore nauseabondo di idrocarburi ,che caratterizza la nostra città. Le nostre strade rimangono uno scempio ,il nostro panorama potrebbe essere dei migliori ,ma non si fa nulla per valorizzarlo e metterlo più in mostra ,dovremmo tutti godere di certe bellezze ,spero sblocchino la stazione Nasisi ,così giusto per cambiare idea su una città praticamente abbandonata e con poche attrazioni paesaggistiche ,questa del secondo bacino del mar Piccolo potrebbe essere una mezza svolta per Taranto .

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