28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 18:20:00

Cronaca

Il “nodo Garante”. Sulla legge scontro finale tra pm e difesa


 

Dice: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Vero. E allora, come giudicare l’eclisse del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nella vicenda Ilva, che è entrata di fatto nella sua fase decisiva? E’ sull’ormai famosa Legge 231 del 3 gennaio, Salva Taranto per chi la sostiene, Salva Ilva per chi la osteggia, che si gioca la battaglia finale sul siderurgico.

 

Una legge che, al di là delle valutazioni di merito o del giudizio tecnico-giuridico sul quale si esprimerà la Consulta, è legata a doppio filo al prossimo ex titolare del dicastero della Tutela dell’Ambiente. Che è stato il fautore dell’iniziativa dell’esecutivo, a costo di scontrarsi con i pm di Taranto, e che – aggiungiamo a titolo di cronaca – nel ministero comunque resterà con un ruolo di primo piano, in quanto direttore generale.

 

Da ambienti vicini a Clini si fa filtrare l’intenzione del ministro di non voler commentare gli sviluppi del caso Taranto per rispetto delle decisioni al vaglio dell’autorità giudiziaria, tesi pure condivisibile ma in contrasto con l’attivismo e l’esposizione mediatica dei mesi scorsi dell’ex ‘ribelle di Parma’ , come lo chiamavano ai tempi dell’Università, diventato alto burocrate di Stato e le cui ultime esternazioni sono state il no ad una candidatura alle prossime elezioni politiche (non si sa se richiesta) ed una dichiarazione su un ‘piano d’azione’ per i rifiuti nel Lazio.

Niente, invece, in merito alla nomina del Garante incaricato di vigilare sull’attuazione da parte del Gruppo Riva delle severe disposizioni dell’Aia per lo stabilimento di Taranto. Un aspetto fondamentale del provvedimento legislativo che ha impegnato il governo Monti, che però oggi è il primo, vero inadempiente nell’attuazione di una legge che nelle intenzioni doveva fare chiarezza ma che in realtà non ha affatto chiuso la questione, da qualunque prospettiva si veda questa complicatissima vicenda che coinvolge i diritti fondamentali di ogni uomo – vita, salute, lavoro – oltre agli interessi dello Stato ai massimi livelli.

 

Domani la decisione del Riesame sulla richiesta di dissequestro dei coils presentata dall’azienda, a cui la Procura ha opposto ancora la presunta incostituzionalità del decreto prima e della legge poi, segnerà comunque un nuovo capitolo nel caso che è sparito dalle pagine dei media nazionali. Insieme al ministro Clini. Il conflitto, aspro come nessun altro dal punto di vista legale tra i magistrati guidati dal procuratore Sebastio ed il pool di legali dell’Ilva, sui prodotti finiti bloccati dal 26 novembre, va addirittura oltre il valore di un miliardo di euro stimato per i quasi due milioni di tonnellate di acciaio accatastate nei magazzini della fabbrica, perché segna un punto di non ritorno. Per l’Ilva, e non solo.

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