27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca

MAFIA, ULTIMI TESTIMONI


TARANTO – Agenti della Questura, carabinieri, imprenditori. Una sfilata di testimoni che oggi si chiude, facendo calare il sipario sull’istruttoria nel processo in cui è sfociata l’operazione antimafia Scarface. Spazio, quindi, alle arringhe del folto collegio difensivo ed alla requisitoria. Elemento di spicco nel procedimento che si avvia alla fase decisiva è Giuseppe Florio che viene indicato come leader, “promotore, dirigente e organizzatore” di quell’associazione per delinquere di stampo mafioso che avrebbe allungato prepotentemente i propri tentacoli sulla città, almeno secondo la ricostruzione del pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia che ha firmato le oltre settanta richieste di rinvio a giudizio passate al vaglio dell’udienza preliminare.

Dalle carte dell’inchiesta, emerge il quadro di una serie di attività illecite. L’associazione mafiosa, reato contestato a sei indagati, avrebbe agito “anche in collegamento con altre consorterie attive nella città di Taranto e nella provincia” e si sarebbe avvalsa “della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di truffa in danno di banche ed intermediari finanziari” oltre a “trasferimento fraudolento di valori, estorsione, fabbricazione, detenzione e porto di armi esplodenti, furti aggravati, danneggiamenti, atti di violenza sulle cose e alle persone ed altri reati”. L’organizzazione avrebbe gestito dei raggiri tesi ad ottenere indebitamente l’erogazione di cospicui mutui bancari e prestiti grazie a documentazioni falsificate. Stando a quanto emerso dalle indagini svolte dalla Squadra Mobile di Taranto sotto la direzione dell’Antimafia di Lecce, gli imputati si sarebbero avvalsi della complicità di persone insospettabili che avrebbero agevolato le pratiche finalizzate alla concessione dei finanziamenti. Riflettori puntati anche su episodi caratterizzati da danneggiamenti, da estorsioni e da spaccio di stupefacenti. Fra le principali fonti di prova della pubblica accusa figurano le interpretazioni di conversazioni telefoniche intercettate e accertamenti patrimoniali.

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