Cronaca

Fp Cgil: «Gravi condizioni di lavoro per la Penitenziaria»​

Dopo l’ennesimo suicidio nel carcere di Taranto


Agente di polizia penitenziaria © n.c.

Dopo l’ennesimo suicidio nel carcere denunciamo nuovamente le gravi condizioni di lavoro della polizia penitenziaria” Così la Fp Cgil.

“La mattina dell’8 maggio, all’interno del reparto infermeria della casa circondariale di Taranto, un detenuto con problemi psichiatrici si è tolto la vita, impiccandosi alla finestra della propria cella- si legge in una nota- siamo costretti a denunciare nuovamente l’accaduto, evidenziando come tale evento luttuoso non sia altro, purtroppo, che la conseguenza della gravissima situazione degli organici della polizia Penitenziaria e del sovraffollamento del carcere di Taranto. Più volte è stato segnalato il problema degli organici del personale e delle ripercussioni sul servizio, specialmente nei turni pomeridiani e notturni; purtroppo ci si ritrova sempre al punto di partenza, con un solo agente in servizio ai piani detentivi e la responsabilità in capo all’unico agente di gestire 200 detenuti la cui un’età media di 54 anni e più di 27 anni di servizio.

Le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Taranto sono ormai divenute insostenibili e molto difficili, turni di lavoro di otto ore anziché delle 6 previste, modello organizzativo del personale inappropriato a garantire i livelli minimi di sicurezza ed il rispetto delle norme contrattuali. Nonostante, abbiamo più volte denunciato agli organi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a tutti i livelli, anche con manifestazioni pubbliche, sia la grave carenza di organico e soprattutto il sovraffollamento del carcere di Taranto, il più sovraffollato d’Italia , nulla è stato fatto – prosegue la nota-la misura è colma, tutti i governi che si sono succeduti, nessuno escluso, hanno di fatto ridotto gli organici all’osso, hanno confinato il problema dei detenuti psichiatrici all’interno delle strutture carcerarie, senza fornire mezzi e personale adeguato a tali patologie.

In questo modo non è più possibile garantire la sicurezza dei cittadini e quella delle lavoratrici e dei lavoratori degli istituti penitenziari. Ricorremo agli organi politico istituzionali al fine di richiedere il ripristino del normale equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la salute di tutti gli operatori del comparto sicurezza. Il personale attende un cambiamento radicale ma sembra ormai una chimera; il tutto nella indifferenza degli organi di governo della Amministrazione della stessa politica, anche quella locale”.

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