16 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 14:40:28

Cronaca

Teleperformance, trattativa record


 

Seconda giornata di sciopero e seconda giornata di trattative ininterrotte presso il Ministero del Lavoro. Si cerca disperatamente un accordo per evitare che i 621 esuberi del call center Teleperformance si tramutino in altrettanti licenziamenti, con la paura che a questi se ne possano sommare altri 1200, cioè la totalità dei dipendenti tarantini.

 

Ore di stremanti braccio di ferro tra azienda e sindacati quelle che si vivono ormai da ieri mattina. La trattativa è andata avanti ad oltranza, senza sosta, anche durante l’intera nottata. Stamattina si continua. E già il fatto che per ben quattro volte le parti, in disaccordo sulla bozza aziendale, abbiano deciso di non chiuderla lì, con un mancato accordo che avrebbe aperto la strada ai licenziamenti collettivi, la dice lunga sulla posta in gioco. E sulla volontà di cercare il benedetto accordo.

Finora le posizioni di azienda e sindacati non si sono però sovrapposte. Da una parte Tp, il cui schema iniziale poggia essenzialmente su quella che viene definita “una rimodulazione dell’orario di lavoro su 33 ore settimanali di cui 13, quelle attualmente coperte da Cig, a pianificazione variabile in base alle esigenze”. I sindacati da subito hanno messo i puntini sulle i: non deve trattarsi di un surrogato della diminuzione delle ore contrattuali, che era stata la proposta aziendale rigettata nel corso dei 75 giorni della vertenza aperta ad ottobre. E così da ieri, lima da una parte, aggiungi dall’altra, ancora non si è trovata la quadratura del cerchio. Le voci dei sindacalisti al telefono tradiscono l’immaginabile stanchezza.

 

In tarda mattinata, un’ulteriore riunione per arrivare alla quinta bozza dello schema da sottoporre ai sindacati: “In questo momento non è chiaro come si chiuderà la trattativa” spiega Francesco Russo, dell’Ugl. Uno degli scenari che si potrebbe aprire è anche quello che, di fronte all’ennesimo mancato accordo, potrebbe vedere le parti “congelare” il verbale per darsi appuntamento dopo una decina di giorni. Stamattina a metterci lo zampino è stata anche la tecnologia: il file con la proposta aziendale si era cancellato, quindi punto e daccapo. E se i sindacalisti hanno “messo le tende” a Roma, a Taranto, davanti ai cancelli di Paolo Vi i lavoratori in sciopero da ieri, non lasciano il presidio. Si sono allontanati per la notte, per tornare alle sei del mattino.

 

“I nostri rappresentanti sono stremati, in gioco non c’è solo il futuro di 621 lavoratori, ma di intere famiglie, di generazioni di padri, figli e nipoti che lavorano al call center. Se dovesse andar male, temiamo che i 621 possano essere la prima tranche di ulteriori licenziamenti”, parla così Luciana che, dal 2006 operatrice di Tp, ha già vissuto 4 vertenze al cardiopalma. Intanto le ultime da Roma, sono quelle che comunica Marcello Fazio (segretario Ugl) in tarda mattinata : “Ancora non è stato chiuso alcun accordo. Le condizioni del “malato” sono stazionarie ma la situazione potrebbe precipitare di qui a qualche ora”.

 

Eppure l’accordo sembrava vicino. “Stanotte eravamo molto vicini a chiudere un accordo che sembrava essere condiviso da tutte le parti. Poi sono subentrati dei problemi. Anche Confindustria pare stia mettendo in discussione la propria firma in calce all’accordo. Per noi sarebbe grave visto che l’accordo sulla produttività è stato sottoscritto anche da Confindustria, quindi per noi verrebbero meno determinate garanzie”. Una trattativa no stop durante la quale si sono susseguiti diversi testi. 

 

“Sono riuniti un rappresentante per ogni sigla sindacale, uno per Confindustria, uno del ministero della Semplificazione ed un paio dell’azienda. L’obiettivo – spiega Fazio – è quello di elaborare un testo che possa essere condiviso per poi portarlo al tavolo. Al momento però non c’è nessun accordo”.

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