28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 18:20:00

Cronaca

Rischio povertà per il futuro


TARANTO – Rischio povertà per Taranto se non si torna a fare politica industriale. Questo è l’allarme lanciato stamattina da Confindustria Taranto nel corso di una conferenza stampa. Il presidente Vincenzo Cesareo, il presidente dell’Ance Taranto Antonio Marinaro e i vicepresidenti hanno sottolineato come il sistema lavoro sia al momento ai minimi storici. “Nonostante questa situazione – evidenzia Cesareo – viene portata avanti una politica antindustrialista, che continua a porsi con assoluta cecità rispetto ad un’evidenza assoluta: la povertà senza ritorno di un territorio che in assenza di un rilancio delle politiche industriali, ecosostenibili ed ecocompatibili, diventa l’unico punto di arrivo di una situazione che sta precipitando”.

Lo scenario che si prospetta non è dei più rassicuranti. Ammortizzatori in scadenza, risorse esaurite e licenziamenti dietro l’angolo. “Non sono soltanto i numeri eloquenti delle aziende che hanno chiuso i battenti, sommate a quelle in grave difficoltà a preoccupare – continua il presidente di Confindustria Taranto – ma anche il ricorso agli ammortizzatori sociali, che hanno finora consentito di guardare a quei numeri senza tener conto di un quadro complessivo ben più allarmante. La cassa integrazione in deroga che scadeva il 31 dicembre scorso (e che interessa 14mila lavoratori a Taranto), dopo aver ottenuto un ulteriore mese di proroga, aprirà una situazione drammatica, con una successione di licenziamenti ai quali non si intravede al momento un’alternativa”. Confindustria quindi si mostra preoccupata per il futuro anche perché il quadro delle risorse a disposizione della Regione Puglia per il finanziamento degli ammortizzatori in deroga per il 2003, non è ancora stato definito. “Il nostro osservatorio come sistema Confindustria -aggiunge Cesareo – fornisce dati emblematici. A dicembre 2012 le procedure di cassa integrazione ordinaria e straordinaria e mobilità, parlano per le sole aziende associate di ben 7.500 unità. Un dato che purtroppo è destinato a salire”. Parlando di crisi e di momento difficile per la città, inevitabile il riferimento al caso Ilva. “Nei mesi che ci siamo lasciati alle spalle – conclude Cesareo – Taranto è stata interessata da tre provvedimenti legislativi attraverso i quali la città avrebbe dovuto iniziare un percorso di affrancamento da problemi irrisolti da troppo tempo. Ma purtroppo, al momento non è stato prodotto nessun effetto dall’effettiva ratifica di questi provvedimenti”.

Alessandra Macchitella

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