27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

Cronaca

Emilio Riva resta ai domiciliari


 

La notizia arriva quando non sono ancora le 10 del mattino. La Cassazione ha confermato la custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del patron dell’Ilva Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex direttore dello stabilimento tarantino dell’acciaieria, Luigi Capogrosso.

 

In particolare, la I Sezione Penale della Suprema Corte presieduta da Umberto Zampetti ha rigettato il ricorso presentato dai Riva e da Capogrosso, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Taranto per disastro ambientale, contro l’ordinanza con la quale il Tribunale della Libertà di Taranto lo scorso 26 luglio aveva concesso i domiciliari. 

Era stato il sostituto procuratore generale della Cassazione Nicola Lettieri a chiedere la conferma degli arresti.

 

La difesa di Emilio e Nicola Riva aveva chiesto ai giudici della Cassazione di annullare la misura degli arresti domiciliari emessa a carico dei due industriali dell’acciaio, padre e figlio, nell’ambito dell’inchiesta tarantina sull’inquinamento ambientale prodotto dall’Ilva.

 

A renderlo noto l’avvocato De Luca, difensore dei Riva, parlando ai cronisti al termine della discussione innanzi alla prima sezione penale.
L’avv. De Luca aveva fatto presente che nessuno degli indagati riveste più incarichi societari e che ”pertanto non si può ipotizzare il rischio di reiterazione del reato considerando anche che il garante dell’Aia è l’ex procuratore generale della Suprema Corte, Vitaliano Esposito”. Per quanto riguarda il rischio di inquinamento probatorio, De Luca aveva rilevato come ”il rischio non è più configurabile dal momento che l’episodio ‘Liberti’ risale ormai a tre anni fa ed è totalmente acquisito agli atti della Procura”.

 

Il difensore, infine, non ha confermato la notizia della scadenza del termine dei domiciliari del prossimo 26 gennaio per Nicola Riva, notizia diffusasi in questi giorni. Ad ogni buon conto, i giudici della Suprema Corte hanno rigettato le argomentazioni della difesa, confermando gli arresti per l’anziano patron dell’acciaio, per il figlio e l’ex direttore della fabbrica tarantina.

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