13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31


 

Per lunedì l’Ilva annuncia, da Milano, “decisioni clamorose”. Mentre a Taranto, stamattina, i sindacati incontrano il prefetto Sammartino e va in scena l’assedio degli operai.

 

Regna l’incertezza sul futuro dell’Ilva. E sono nubi nere, quelle che si stanno addensando sulla più grande fabbrica d’Europa. Tra gli operai, sotto Palazzo del Governo, il raggio degli stati d’animo va dalla rassegnazione, alla rabbia, all’esasperazione. L’elemento comune è la paura, mentre ‘radiofabbrica’ parla di un sentimento di frustrazione sempre più forte. E di una mobilitazione che potrebbe esplodere presto, in maniera clamorosa.

 

La classe operaia non è andata in paradiso, piuttosto teme l’inferno.

“In attesa del giudizio della corte costituzionale sul decreto Ilva, tutte le istituzioni e l’azienda hanno il dovere di applicare la legge. Come prevedevamo lo scontro continuo si sta scaricando sull’occupazione e il salario dei lavoratori e sta ritardando gli interventi di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione industriale previsti dall’Aia”. Così Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl, è intervenuto stamattina sul caso-Taranto.

 

“Chi ha il compito di far applicare la legge non deve sottrarsi e al contempo l’azienda non pensi che tollereremo, ulteriormente, l’utilizzo dei lavoratori come ostaggio in uno scontro che rischia di gravare solo su questi ultimi e i cittadini. Se questi atteggiamenti non cesseranno, a breve, ricorreremo nuovamente alla mobilitazione dei lavoratori che in tutta questa vertenza assurda sono i pochi ad aver dimostrato senso di responsabilità e spirito costruttivo, ma di queste virtù è bene non abusare mai”.

 

I sindacati tarantini, da parte loro, fanno trapelare che se entro lunedì non ci saranno sviluppi e risposte da parte dell’azienda si passerà all’azione, con un incontro in cui stabilire “eventuali azioni da mettere in campo”, e hanno chiesto al Prefetto di incontrare Vitaliano Esposito, l’ex pg della Cassazione, oggi garante dell’Aia. Il nodo vero, però, è quello delle risorse (leggi: i soldi), troppo poche, per la cassa integrazione e in generale per gli ammortizzatori sociali, nell’ipotesi in cui la “platea si dovesse allargare”. Tradotto vuol dire che i cassintegrati possono aumentare, ed i soldi non essere sufficienti per pagare tutti. Il Prefetto ha chiarito che a Roma il tavolo per Taranto ha considerato il problema ed è stata istituita una partnership Regione-Ministero del Lavoro per analizzare la questione. Basterà?

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