21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 06:00:01

Cronaca

Ilva, i coils sequestrati li vende la Procura. La trattativa


Non la si può definire (ufficialmente) una “trattativa”, nè si può sussurrare la parole “compromesso”. Ma, nei fatti, il groviglio Ilva potrebbe iniziare a districarsi con un’ipotesi al vaglio della Procura e che sta prendendo quota.

 

Una sorta di dissequestro – da verificare la formula giuridica – degli ormai celeberrimi coils e semilavorati stoccati tra magazzini e piazzali dal 26 novembre scorso, con ‘affidamento’ però non all’azienda, bensì ai custodi giudiziari: il ricavato della vendita sarebbe depositato in un fondo vincolato, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

 

Il ‘vantaggio’, per l’Ilva, sarebbe a questo punto la liberazione di piazzali e magazzini, e cadrebbe a questo punto la tesi aziendale che non si può produrre perchè non ci sono spazi ed aree in cui stoccare. Ma per l’Ilva, ha detto Ferrante, quei prodotti stimati in un miliardo di euro sono un sesto del fatturato; secondo fonti giudiziarie, poi, non di miliardo si tratta, ma di circa 600 milioni.

Al custode-amministratore Mario Tagarelli il compito di gestire la vendita di prodotti, mentre gli ingegneri Valenzano, Lofrumento e Laterza sono impegnati in una perizia tecnica che dovrà dire alla Procura se la merce stoccata è deteriorabile, come dice l’Ilva, dando il via all’operazione-vendita.

 

Sarebbe questa, quindi, la misura alternativa della Procura, che non andrebbe nella direzione auspicata dal Gruppo Riva alla prese con il nodo-liquidità, con tanto di stipendi a rischio per gli operai, visto che sono da trovare circa 75 milioni di euro entro le prime due settimane di febbraio. Il ‘piano B’, per usare un’espressione di moda, è per l’azienda la richiesta di cassa integrazione per la maggioranza dei dipendenti.

 

Il tutto mentre lo sconto Procura-azienda diventa anche a colpi di diritto, con i magistrati che ribadiscono di aver rimesso alla Consulta ogni valutazione sulle legittimità della legge 231, la cosiddetta Salva Ilva, e l’azienda che replica invece sostenendone la “manifesta infondatezza”, “posto che la tutela della salute è costituzionalmente demandata agli organi di Governo, che con la decretazione d’urgenza ne ha tenuto conto, e non alla magistratura”. La vicenda del Siderurgico, ad ogni buon conto, è destinata a riservare sviluppi.

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