02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2021 alle 20:15:00

Cronaca

Ilva, salta l’incontro di martedì. Con lo spettro della Cig


Si vive di indiscrezioni. Perchè di annunci ufficiali, e chiarezza, non se ne parla. Domani l’Ilva potrebbe sganciare la bomba Cig, con la richiesta di cassa integrazione per un numero di ‘unità’ che oscilla dalla 6.000 alle 9.000, tra Taranto (in stragrande maggioranza) e Genova.

 

Anzi no. Azienda e sindacati dovrebbero invece vedersi mercoledì, se non giovedì, ma – in un contesto che rimane nebuloso – l’ipotesi di una vendita controllata dei coils sequestrati, con gli spiazzi liberi dal materiale ora accatastato, può far saltare il tappo che comprime la produzione. E quindi riattivare lo stabilimento. 

 

A gestire questo passaggio sarebbe Mario Tagarelli, il custode ‘amministrativo’ nominato dal gip Patrizia Todisco.

Dai sindacati non si lascia trasparire ottimismo, bensì prudenza; ma in fabbrica è girata oggi la voce che già da lunedì una parte dei lavoratori dell’area a freddo potrebbe rientrare, riprendendo a lavorare. Come noto, l’Ilva ha fermato gli impianti a freddo già a metà novembre ricorrendo alla cassa “per crisi di mercato”.

 

Quindi, il sequestro del milione e 700.000 tonnellate fra coils e lamiere (prodotti quando la fabbrica era sotto chiave senza facoltà d’uso, e quindi corpo di reato) e la decisione di rinviarne la ripartenza a data da destinarsi. Ma piazzali e magazzini potrebbero essere sgomberati nei prossimi giorni se la magistratura desse via libera alla vendita delle merci sequestrate, cominciando da quelle a rischio deterioramento. I proventi non andrebbero nelle casse aziendali, ma sarebbero lasciati in un deposito protetto. Questo perchè le merci sequestrate sono soggette ad eventuale confisca. Rimangono aperte le incognite sulla bonifica della fabbrica i cui fumi, per i magistrati, sono causa “di malattia e morte”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche