Cronaca

“Ilva, siamo alla fame”


“Ho seicento euro di stipendio, una famiglia ed un figlio di tre anni. Pago un mutuo di 550 euro. Cosa resta? La fame, la vera fame. Ed un futuro che non ci dà certezze”. Ha scelto la via dello sciopero della fame Sebastiano Pulito, operaio dell’Ilva, reparto Pla2, in cassa integrazione dallo scorso mese di novembre.

 

“Chiediamo che si faccia chiarezza sulla rotazione in base al materiale da lavorare” dice riferendosi al reparto in cui lavora (o lavorava) “e che ci venga detto in maniera trasparente il nostro futuro. Siamo stanchi di aspettare a casa senza risposte”. Il tono è garbato. Ma dovrà aspettare ancora, Sebastiano.

 

Perchè dalla fabbrica arrivano voci contradditorie su tutto: dalla cig che c’è a quella che ci sarà, sino agli incontri con i sindacati, agli stipendi. Su tutto la sensazione che Taranto sia sempre più ‘periferia dell’impero’, “visto che le decisioni le prendono in alto, molto in alto” sussurrano a mezza bocca gli operai. Il loro “alto” è Roma, il Governo, con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ora usa toni concilianti e lancia appelli ai magistrati (testuale: “Diamoci una mano”) perchè si trovi una soluzione all’intricato rebus dell’acciaieria di Taranto, che dà stipendi, irrobustisce il Pil nazionale ma procura ai tarantini “malattie e morte”, secondo i giudici.

Il vertice tra Ilva e Fim, Fiom e Uilm potrebbe slittare sino a venerdì, aspettando proprio l’intervento “dall’alto”, ma i sindacati già stasera chiederanno lumi su stipendi, l’applicazione dell’Aia e gli esuberi (“temporanei”) che ne deriveranno. Intanto, un altro lavoratore, Franco Conte, cassintegrato dell’area a freddo, ha imboccato la strada dello sciopero della fame. Oggi, i cassintegrati Ilva sono 2.600, in attesa che si decida la sorte dei prodotti finiti, bloccati dal 26 novembre scorso dai magistrati che indagano sul di disastro ambientale. Corpo di reato, perchè realizzati in presenza di un provvedimento di sequestro, quello dell’area a caldo, senza facoltà d’uso. Sulla richiesta dell’Ilva di dissequestro vincolato si pronuncerà il gip Todisco; ieri pomeriggio le agenzie hanno battuto la notizia del no del gip ad una nuova richiesta di scarcerazione di Girolamo Archinà.

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