06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2021 alle 06:58:33

Cronaca

Ilva, Monti bond come Mps


TARANTO – Un maxi prestito per l’Ilva, ultima strada per garantire liquidità ad un’azienda che si dice “in crisi”, e che è attesa da scadenze finanziarie imponenti tra stipendi (75 milioni di euro al mese) e adeguamenti Aia (oltre 3 miliardi secondo stime mai diventate ufficiali). E’ l’ipotesi di lavoro sulla quale il tavolo romano convocato a Palazzo Chigi cerca un’intesa, per evitare quello che sarebbe il crac della siderurgia italiana. La strada, comunque, appare in salita. Tanto che si è reso necessario far slittare il vertice da ieri ad oggi. In campo, i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, Passera e Clini, ma la ‘trattativa’ coinvolge i pezzi da novanta, e cioè il presidente del consiglio Mario Monti e il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante.

Per dare l’assalto, metaforicamente parlando s’intende, alla Cassa Depositi e Prestiti o alla Banca Europea per gli Investimenti non ci sarebbero i tempi tecnici. Rimane il prestito dagli istituti di credito, percorso canonico reso però minato da quella che per le banche è la mancanza di garanzie che viene da una proprietà ai domiciliari (Emilio e Nicola Riva) o confinata all’estero, in attesa dell’estradizione (Fabio Riva). Si vaglia la possibilità che sia a questo punto lo Stato a farsi ufficialmente garante dell’immissione di denaro fresco nelle casse dei Riva, con una formula tecnico-giuridica da individuare, ma resa problematica da ragioni d’opportunità. Ci sarebbe da mettere la faccia per soggetti al momento sottoposti ad indagine e destinatari di misure cautelari. E allora, piuttosto che metterci la faccia, lo Stato potrebbe metterci i soldi. Il governo – in scadenza, con le elezioni a fine febbraio – starebbe pensando ad una sorta di Monti bond, il prestito da quasi 4 miliardi di euro che ha salvato il Monte dei Paschi di Siena, risucchiato – proprio come l’Ilva – nel vortice di una terrificante tempesta giudiziaria. Una mossa ad altissimo rischio, per ragioni più che evidenti, di natura tecnica e squisitamente politica. Sullo sfondo, però, c’è una vicenda che non ha precedenti nella storia del Paese, quella dell’Ilva, in cui ci sono in ballo interessi come la vita stessa (dei tarantini), la salute ed il lavoro. Il 13 febbraio la Consulta valuterà l’ammissibilità del conflitto d’attribuzione presentato dalla Procura sul decreto e la successiva legge 231, rinominata ‘Salva Ilva’. Il giorno prima, il 12, c’è il pagamento degli stipendi agli operai. Forse.

Giovanni Di Meo

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