27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca

Ilva, ora spunta un socio indiano


Le certezze sono il pagamento puntuale degli stipendi di gennaio, il ‘solito’ giorno 12; la richiesta, di stamattina, di nuova cassa integrazione in deroga per 1.393 unità, dal primo gennaio al 2 marzo; il rientro al lavoro, con la ripartenza di alcuni reparti, di 535 lavoratori.

 

Il dubbio è, semplicemente, il futuro. E’ quanto emerge dall’intensa due giorni che tra ieri sera e stamattina ha scandito la vicenda Ilva. Il clima è quello di una sostanziale tregua.

 

Oggi a Taranto spazio all’incontro tra i dirigenti Enrico Martino (capo del Personale) e Domenico Liurgo (responsabile delle Relazioni istituzionali) e i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm. Da lunedì riaprirà il tubificio Erw, primo impianto dell’area a freddo ad essere rimesso in marcia dopo il fermo disposto il 26 novembre scorso.

 

Da questo vertice sono emersi i numeri di chi rientrerà nello stabilimento e chi dovrà (temporaneamente) uscire. Ieri, a palazzo Chigi, si è tenuta invece la riunione per discutere della situazione finanziaria alla quale hanno partecipato, tra gli altri, i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Corrado Passera ed Elsa Fornero, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, e il presidente della società, Bruno Ferrante.

Non c’erano il premier Monti ed il ministro dell’Ambiente Clini. Dal vertice sarebbe emerso il no del governo al ricorso ai Monti bond per garantire un prestito all’azienda. Per l’Ilva, quindi, che non vuole mollare la presa sulla stabilimento di Taranto, strategico per l’esistenza stessa del Gruppo Riva, c’è il piano B, quello ‘negato’ da Clini: mettere soldi freschi sul bancone.

 

Meno brutalmente, Ferrante ha aperto all’ipotesi di una ricapitalizzazione, a cui contribuirebbe un nuovo socio. Un partner che affiancherebbe i Riva, e sulla cui identità ovviamente si concentrano ora le attenzioni di tutto il mondo economico ed imprenditoriale italiano. Significativo in questo senso il fatto che a sbilanciarsi, nell’edizione di stamattina, sia Il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria.

 

Nell’ormai consueta pagina sull’Ilva si fanno i nomi dei colossi indiani Tata ed Essar come interessati ad una compartecipazione su Taranto, annacquando l’indiscrezione con un riferimento ad anonime società cinesi e russe. Sullo sfondo c’è la questione giudiziaria. Il pool legale dell’Ilva studia un nuovo assalto per lo sblocco dei prodotti finiti ancora sotto sequestro, il presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, ha ribadito che “la procedura richiede che arrivino le ordinanze e che arrivino i provvedimenti. Quando arrivano, faremo il più presto possibile” ricordando che dimezzerà i termini per l’urgenza del caso.

 

Il 13 febbraio primo round alla Consulta, con l’udienza sull’ammissibilità del ricorso della Procura per conflitto d’attribuzione contro la legge 231.

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