27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 17:56:00

Cronaca

La mappa della crisi tra disoccupazione e lavoro precario


«Tra città e provincia abbiamo tutti i segni e gli effetti di una crisi, che nel periodo 2008-2012 ci ha consegnato oltre 12mila disoccupati in più, mentre risultano a rischio già a partire da queste settimane circa 9mila posti di lavoro in circa 354 aziende in crisi». 

 

Numeri da capogiro nel desolante prospetto tratteggiato dal segretario organizzativo del dipartimento Politiche attive del Lavoro della Cgil Massimo Di Cesare. Nell’analisi sull’andamento del marcato del lavoro nella provincia di Taranto, presentato dal sindacato, lo scenario della crisi economico-finanziaria che colpisce praticamente tutte le imprese del territorio, frutto dei dati statistici dei centri per l’impiego, dell’Inps e delle categorie della Cgil del capoluogo ionico.

 

Un realtà fatto di uso crescente del lavoro precario e avviamenti con forme di contratti atipici e stagionali. Una situazione «aggravata dal fatto che molte situazioni aziendali in sofferenza da diverso tempo – si legge nel documento – potranno degenerare proprio nel corso del 2013 se non si riuscirà a dare risposte concrete di ripresa. Inoltre cresce la preoccupazione per le minori risorse messe a disposizione per il sostegno al reddito e gli ammortizzatori sociali, che oltre a ridurre le tutele per i lavoratori, producono incertezza e drammatico impoverimento delle fasce più deboli del mercato del lavoro».

 

I settori più e sposti risultato essere quelli del commercio e servizi, metalmeccanico, telecomunicazioni, edilizia, tessile e trasporto. Ma anche settori del pubblico impiego e della sanità privata avvertono gli effetti dei tagli. «Nel corso del 2012 a Taranto e provincia – dicono dalla Cgil – abbiamo avuto 39.450 lavoratori precari o stagionali. Sono stati ben 62.358 i pagamenti mensili erogati complessivamente dall’Inps di lavoratori in Cig di cui ben 45.198 in deroga con oltre 5 milioni di ore ai quali si aggiungono 9.620 in disoccupazione edilizia e 2.619 collocati in mobilità».

Ciò che preoccupa di più, sembra essere il futuro e la prospettiva di un adeguato sostegno al reddito per i lavoratori e le loro famiglie. E poi le “incognite” legare «all’Ilva ed al suo indotto, le tante vertenze aziendali che da tempo attendono una risoluzione (Natuzzi, Miroglio e imprese di pulizia del settore pubblico). Incertezze sugli investimenti per lo sviluppo e i progetti industriai che dovranno fare i conti con l’ambientalizzazione e le bonifiche».

 

E poi «le novità introdotte dalla riforma del mercato del lavoro; gli effetti dei tagli previsti dalla legge di stabilità. Tutti elementi che aggraveranno la situazione già difficile del nostro territorio, che rischia una vera implosione sociale con derive imprevedibili». Quindi la richiesta di “risorse straordinarie”. «Non possiamo accettare l’idea racchiusa nella legge 92/2012 che prevede una drastica riduzione delle risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, che per il 2013 e il 2014 saranno di 1 miliardo di euro, mentre per il 2015 scenderanno a 700 milioni di euro e per il 2016 a 400 milioni di euro». Ecco i numeri della crisi: «I disoccupati passano da 60.269 del 2007 a 71.388; gli inoccupati senza precedenti lavorativi da 38.957 del 2007 a 38.954».

 

C’è poi un dato che sembrerebbe contraddittorio, ovvero un aumento significativo che si registra tra gli occupati e gli avviamenti «che sono cresciuti perchè è aumentato l’avviamento di lavoratori stagionali soprattutto in agricoltura e di lavoro atipico e a tempo determinato. Per l’apprendistato si è passati dai 1.224 del 2009 ai 466 del 2012. I lavoratori a tempo determinato da 90.204 a 111.368. Quelli a tempo indeterminato, invece, da 9.089 a 14.157. Dato preoccupante e significativo è anche quello legato al lavoro con contratto in somministrazione che sono passati da 4.065 del 2010 a 9.315 avviamenti del 2012, mentre contratti a chiamata e a progetto (cocopro) si attestano su 3.510 e 3.259 avviamenti».

 

Le cessazioni di attività, secondo i dati forniti dalla Cgil, sono passate da 811 del 2009 a 1.556 del 2012. «Abbiamo la necessità di far vivere le idee e le propose della Cgil racchiuse nel “piano del lavoro 2013 – creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese”. Tutto il gruppo dirigente è chiamato a promuovere il massimo impegno al fine di divulgare, condividere e acquisite consenso anche tra le istituzioni, affinché le ragioni del lavoro tornino al centro delle politiche dei futuri governi».

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