06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Dicembre 2021 alle 07:14:52

Cronaca

Una mozione per chiedere le dimissioni di Stefàno


TARANTO – «Chiedo che il Consiglio comunale si pronunci ed esorti il sindaco a rassegnare le sue dimissioni».

 

Per una volta partiamo dalla fine, o meglio, dalla richiesta, contenuta in una mozione stilata dal consigliere comunale Aldo Renna e dall’avvocato Filippo Condemi, che sarà presentata a giorni. Si parla delle intercettazioni che riguardano il sindaco Stefàno nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” che ha colpito i vertici dell’Ilva.

 

«Negli atti istruttori si legge che l’adeguamento degli impianti Ilva alle vigenti normative, ed il suo controllo dell’idoneità degli stessi al rispetto del diritto alla salute: “è un problema la cui risoluzione appartiene esclusivamente alla pubblica amministrazione… ancora una volta, però, solo l’intervento della magistratura ha determinato un effettivo impulso all’attività della predetta… cosa sia stato fatto dagli organi di controllo e dagli enti territoriali, non è dato sapere… ma una parziale risposta la si ravvede nelle risultanze delle intercettazioni… dalle quali emergono molteplici contatti con esponenti della politica tutti finalizzati alla positiva e manipolata soluzione per il rilascio, a favore del polo siderurgico, di autorizzazioni all’emissione di gravi e pericolose sostanze inquinanti”.

 

L’indagine in corso – si legge nella mozione – nel cui ambito è inserita l’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati, è stata denominata, in modo significativo ed appropriato “Ambiente svenduto”». Ma ecco, nero su bianco, alcune intercettazioni riguardanti il primo cittadino. «Una di queste è avvenuta in occasione dell’emissione dell’ordinanza n.39 del 7 giugno 2010, che avrebbe dovuto raggiungere l’importante finalità di contrastare le mortali emissioni di benzo(a)pirene, che, si osserva negli atti istruttori, non appare particolarmente severe nè incisiva, perché frutto della costante attività di mediazione e di vicinanza che l’Archinà ha stabilito con il sindaco Stefàno, il quale “alle ore 8.43 del 26 maggio 2010 contatta Archinà e i due concordano di vedersi presso il distributore Agip sulla statale 106, ove effettivamente s’incontrano come provato dal sistema di rilevazione gps installato sull’autovettura dell’Archinà”.

 

Non è la prima volta che Stefàno si lascia suggerire e conviene con Archinà quali atti deve fare e come, e/o cosa dire in riunioni che si sarebbero tenute a breve sull’argomento, infatti, in un’altra telefonata Stefàno dice ad Archinà: “oggi incontro l’Arpa in maniera informale, diciamo anche che sto scrivendo… per stare tranquilli e poi tranquillizzare (i cittadini)… tanto per tranquillizzare per mettere le mani avanti, per evitare diciamo problemi… voglio sapere come dobbiamo muoverci noi… devo riscrivere alla Regione e dire muoviti?… dopo tutte queste cose come faccio a fare l’ordinanza?… a voi non devo chiedere niente io?” (conversazione n. 5038 ore 8.53). Quella ordinanza, annullata dal Tar per evitabili vizi di legittimità, mirava a fronteggiare la disastrosa situazione accertata dall’Arpa la quale avvertiva “che le emissioni di benzo(a)pirene erano superiori ai limiti di legge sul quartiere Tamburi rimarcando peraltro la chiara natura di sostanza cancerogena del suddetto inquinante, facendo emergere che esse provengono dai processi produttivi condotti nell’area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva”.

 

L’ordinanza n.39 era stata addirittura intercettata sulla e-mail dell’Archinà: come faceva, tale soggetto, egregio sindaco, ad esserne in possesso – è l’interrogativo contenuto nella mozione. Altra emblematica conversazione (n. 7325 del 29 luglio 2010, ore 9.21) è avvenuta tra Stefàno ed Archinà a proposito del referendum proposto dall’associazione Taranto Futura. Archinà telefona a Stefàno e dispone “la data, la più lontana possibile, per farci lavorare un po’ tranquilli”; Stefàno, osservante, risponde “va bene, tranquilli va benissimo, ciao Girolamo” (pag. 344)».

 

Quindi l’invito, indirizzato al Consiglio, a prendere posizione riguardo alle vicende descritte: «In tutto questo emerge una certezza assoluta: il sindaco, dal punto di vista politico, ha tradito il popolo ed il mandato elettivo conferitogli. Per questo chiedo – rimarca il consigliere Renna – che venga convocata una seduta del Consiglio comunale affinché il sindaco, già condannato dall’ideale ma non irreale Tribunale Politico del Popolo, senza possibilità di appello, previo adeguato dibattito, renda all’intero Consiglio comunale spiegazioni in merito alle intercettazioni suddette, in aggiunta ricordando la sua precisa affermazione che se fosse stato iscritto nel registro degli indagati avrebbe abbandonato il suo incarico, pertanto chiedo che il Consiglio comunale si pronunci su quanto innanzi riportato e considerato, ed esorti il sindaco a rassegnare le sue dimissioni, salvo che il Consiglio, a debita maggioranza, pronunci la decisione che il coinvolgimento del primo cittadino nelle intercettazioni costituisce fatto politicamente irrilevante».

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