06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2021 alle 06:58:33

Cronaca

Le richieste della Procura: «15 anni per il capo»


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Blitz antidroga “Pasha”: stamattina al Tribunale di Lecce le richieste del pm Alessio Coccioli per quattro imputati tarantini. Quindici anni per Cosimo Panarelli, che è ritenuto elemento di spicco del gruppo, sei anni per Antonello Panarelli e otto anni per Ivan Mancino e Adriano Perelli.

 

Il processo con rito abbreviato riguarda un traffico di stupefacenti sull’asse Taranto-Napoli. Il 27 febbraio prossimo spazio alla discussione mentre il 4 marzo potrebbe arrivare il verdetto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Fausto Soggia, Antonio Mancaniello e Andrea Silvestre.

 

Gli altri imputati sono napoletani e cittadini dell’Est Europa. Furono le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto a sgominare l’organizzazione. Le ordinanze furono eseguite al termine di indagini iniziate nel 2008 e che avevano consentito il sequestro di oltre 11 chili di hashish e di 36mila euro.

 

Gli investigatori della Finanza individuarono più organizzazioni composte da cittadini italiani, polacchi ed ucraini dediti al traffico di hashish tra Marocco, Spagna e Italia.

 

Dalle indagini era emersa l’esistenza di tre associazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti i cui elementi distintivi erano costituiti dall’esistenza del vincolo che lega i suoi membri, la professionalità del loro agire nel tempo, la condivisione degli scopi dell’organizzazione, ma soprattutto la particolare struttura organizzativa, in chiave gerarchica, tra i livelli di vertice e la base, con una chiara ripartizione tra gli associati dei compiti necessari al perseguimento dei fini illeciti. La prima organizzazione aveva come base operativa e logistica la città di Taranto.

L’attività investigativa aveva permesso di rilevare che si era avvalsa di diversi canali di approvvigionamento dello stupefacente. Infatti quei canali erano stati individuati in due altre distinte associazioni (una operante in Campania ed una, internazionale, che provvedeva a far giungere lo stupefacente, dalla Spagna, in territorio italiano) che provvedevano a rifornire l’organizzazione tarantina per la successiva “distribuzione” ad altri pusher incaricati dello spaccio nel capoluogo tarantino.

 

La seconda organizzazione aveva come base operativa e logistica tre cittadine della Campania e riforniva, senza soluzione di continuità, tra le altre, il gruppo tarantino. La terza, individuata nel prosieguo dell’attività investigativa, operava in ambito internazionale ed era composta da trafficanti italiani ed ucraini, dediti all’importazione dalla Spagna di ingenti quantitativi di hashish, attraverso autotrasportatori inseriti a pieno titolo nell’organizzazione.

 

Tre distinte associazioni, quindi, che agivano tra Marocco, Spagna ed Italia, legate tra loro e organizzate in maniera “piramidale”.
Taranto secondo l’accusa era una delle basi dello spaccio di hashish.

 

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia circa un anno fa eseguirono 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 ai domiciliari emesse dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

 

Nell’inchiesta figuravano anche altri indagati. “Gli elementi caratterizzanti dell’organizzazione -era stato spiegato nel corso di una conferenza stampa- erano costituiti dall’esistenza del vincolo che lega i suoi membri, la professionalità del loro agire nel tempo, la condivisione degli scopi dell’organizzazione, ma soprattutto la particolare struttura organizzativa – in chiave gerarchica – tra i livelli di vertice e la base, con una chiara ripartizione tra gli associati dei compiti necessari al perseguimento dei fini illeciti della stessa”.

 

Le indagini, eseguite con l’ausilio di attività tecniche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di identificare i componenti dell’organizzazione, di individuare i rispettivi ruoli e compiti.

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